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Bankitalia promuove l’Umbria per il 5,5% di crescita nel primo semestre 2022, ma quante incognite su presente e futuro. Anche il Pnrr da record

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Ora è ufficiale: per la soddisfazione della Regione si sancisce che l’Umbria ha corso fino a giugno (e probabilmente continua ad andare a passo svelto), ma la tempesta (iperinflazione, choc energetico, tensioni internazionali) si avvicina. La scialuppa del Pnrr: qui è arrivato il 25% in più pro capite rispetto alla media nazionale

di Marco Brunacci

PERUGIA – Bankitalia non dice cose nuove, ma le dice da Bankitalia. Che è tutto un altro pulpito rispetto agli altri.
Per questo sancire, nella sua Analisi congiunturale, che il primo semestre dell’economia umbra ha fatto segnare un +5.5% (e ci sono le premesse per un ritocco in alto), nella media nazionale ma sporgendosi anche oltre, è una sorta di cerimonia di premiazione per quello che è stato fatto dalle imprese e, perchè no, anche da chi ha messo in essere politiche adatte alla situazione, quindi la Regione.

Come la prassi di Bankitalia impone, mai lasciarsi andare però all’ottimismo.
Nel mentre rileva il dato che l’economia del primo semestre ha corso, deve indicare tutte le più o meno terribili incognite per il futuro.
Va detto a questo punto che l’Istat segnala per l’Italia un pil in crescita migliore rispetto alle attese (3.3) nel terzo trimestre, con l’Umbria che dovrebbe tenere il passo, e che l’Umbria ragionevolmente non dovrebbe scendere sotto l’1% nel quarto trimestre.
Ma le crisi nazionali e internazionali? Sono pesanti, comunque è in vista una tempesta, ma bisognerà vedere come si presenterà e con quali nefaste, o meno nefaste, conseguenze.
Restiamo al Pil: il +5,5% in più è dovuto alle performance del turismo, che è di fatto tornato al 2019, dice Bankitalia, dopo aver deglutito letteralmente la terribile fase del Covid, ma anche in virtù della manifattura umbra, che tante volte è stata segnalata per essere piccola e fragile, ma ora ha preso un vigore che impressiona gli analisti di Bankitalia. Se si aggiunge che l’occupazione è stabile e il tasso di disoccupazione si mantiene fermo, ecco come il quadro si compone. Con risvolti rassicuranti.
In questo contesto, in una economia di piccoli numeri, è però impossibile che non si attivino spirali inflazionistiche. I prezzi aumentano con l’aumentare della domanda. Roba da manuale scolastico di economia.
Quello che fa notare Bankitalia non è però che l’Umbria ha prezzi alti (e comunque non è bello), quanto piuttosto preoccupa che le aziende (più delle famiglie) abbiano iniziato a ritirare i risparmi dalle banche (si sa che l’Umbria ha depositi record rispetto alla media nazionale) per pagarci le super bollette. E a causa del caro energia quasi tutte le imprese stanno ragionando, o hanno già ragionato e deciso, di rinviare i piani di investimento.
Qui le due note peggiori del report, insieme al richiamo ai numeri delle aziende energivore della regione: sono tante e alle prese con un presente difficile e un futuro che potrebbe essere peggiore. Anche di molto. Quindi – ecco il monito – attrezzarsi da subito perché qui la sberla può arrivare forte, tra cemento e acciaio.
Dalle banche una notizia positiva, che nasconde però un allarme e non lascia dormire sogni quieti: i crediti non si stanno ancora deteriorando (i clienti pagano il dovuto per le rate dei mutui), ma i soldi, in prospettive a breve, non si daranno come in questi ultimi dieci anni. E questo è certo.
Non solo perché Lagarde, con il suo credo monetarista, andrà sicuramente dietro alla Fed Usa e quindi continuerà ad alzare i tassi, ma anche perché sempre Lagarde inizierà anche a “drenare liquidità”, che è un modo elegante per dire che ci saranno in giro meno soldi e quei pochi a caro prezzo.
Nell’ultimo capitolo dell’analisi di Bankitalia si vede invece rosa.
Pnrr: l’Umbria ha intercettato (con merito evidentemente della Regione insieme, alla sensibilità del Governo) una quantità di soldi superiore a quello della media nazionale (alla fine sarà almeno 1 miliardi e 700 milioni), ma Bankitalia riferisce anche che di questi soldi un miliardo è già a disposizione per essere speso. Ogni umbro, secondo questa statistica, ha avuto pro capite l’assegnazione del 25% in più di fondi Pnrr rispetto a quello di un italiano medio. Un successo.
E l’obbligo di temperare gli entusiasmi non vieta a Bankitalia neanche di affermare che se i fondi del Pnrr verranno “messi a terra” nei tempi e nei modi previsti, l’Umbria potrà spendere, da qui al 2026, il doppio rispetto al periodo 2014-2019. Anche se la tempesta si scatenasse (iper inflazione, costo dell’energia, tensioni internazionali insieme), in questo paragrafo qui ci sta comunque una scialuppa di salvataggio.

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