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La Torre dei Barbarasa e quell’impalcatura di buon auspicio

La storia secondo Carlo Favetti (e quella benedizione che risparmiò Terni dalla peste)

di Carlo Favetti

TERNI – La torre dei Barbarasa, ingabbiata nelle impalcature è un auspicio che fa ben sperare ad un roseo futuro per uno dei tanti monumenti della nostra città. La storia e questi reperti di Terni non cesseranno mai di stupirci (come i nuovi rinvenimenti a largo Cairoli o i nuovi reperti emersi nella campagna di scavi presso Carsulae).

A ritroso nei secoli immaginiamo, questa volta, una città turrita, una sorta di “San Gimignano”….. chissa, un tempo forse, ma non dimentichiamo che la Interamna, annovera nel XIII secolo circa trecento torri. Nel XVII secolo il comune ne avrebbe censito soltanto un numero esiguo…. Non si sa il motivo per il quale molti di questi monumenti sono andati perduti per sempre, forse per litigi tra famiglie: chi vinceva la disputa aveva la facoltà di abbattere la torre del perdente, oppure per far posto a nuove edificazioni; probabilmente, per incursioni nemiche nelle varie dispute di confine territoriale tra comuni. Ma una delle torri che ancora oggi si conservano integre e’ senza dubbio quella che svetta in via Roma, nel cuore della città storica: la casa torre del nobile casato dei Barbarasa. Infatti il nome deriva appunto dalla famiglia ternana, molto in vista all’epoca, soprattutto nei secoli XV-XVI. Una famiglia di alto rango e ben vista nel tessuto sociale di allora. La storia ternana, in particolare tra i scritti di Angeloni, ci dice che della famiglia appartennero molti membri della magistratura ternana, Priori, consiglieri e amministratori della cosa pubblica, non solo, anche tra gli ecclesiastici come il Canonico della Cattedrale Giulio Barbarasa. La famiglia viveva nella casa torre, edificata con pietre, reperti e resti di edifici altomedievali e forse romani, già esistenti in loco da prima del XIII secolo. Alta, a dominio sui tetti della città, maestosa e austera, la torre e’ a pianta quadrata; mostra eleganza, simboleggia la potenza socio politica ed economica della famiglia. Più esattamente, comunque la torre fungeva da torre di guardia e controllo dei possedimenti e confini con altre famiglie importanti come gli Spada (il loro poderoso palazzo, realizzato su progetto del Sangallo, oggi sede del Comune). Ma nel periodo di pandemia, e tutti i dati negativi che ha comportato, il pensiero storico va sicuramente associato all’episodio che vede protagonista la stessa torre e il reliquiario del Preziosissimo Sangue conservato in Cattedrale, dono del Cardinale Rapaccioli. Infatti nel XVII secolo, una epidemia di peste attanagliava la città. Il vescovo di allora Sebastiano Gentili, con una solenne processione, con tanto di reliquiario salì in cima alla torre, benedice la città e il morbo risparmiò Terni e tutta la conca. Ecco il valore intrinseco di tale monumento storico, oltre che artistico e architettonico, ci mostra una parte più bella della fede dei suoi cittadini. Evento che gli stessi ternani e maestranze vollero, in ricordo, scolpire su pietra, in una lapide posta sulla parete sopra all’ ingresso. Tale documento lapideo, ancora oggi e’ in bella vista a tutti i passanti e in particolare per turisti e cultori di storia.

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