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Ottimismo cercasi

L’analisi di Angelo Drusiani

di Angelo Drusiani

TERNI – Al di là della guerra nell’Oriente europeo, al di là delle crisi che vive spesso, se non continuamente, una parte del Continente africano, mettendo in secondo piano la dinamica inflazionistica e gli effetti non trascurabili sul costo della vita, c’è ancora chi professa una discreta dose di ottimismo?

Veniamo alla storia del Pianeta e, naturalmente, dell’uomo. L’uno e l’altro convivono da molti secoli e, verrebbe da pensare, l’un contro l’altro armato. Perché nella comunicazione pressoché quotidiana, l’uomo sta mettendo in seria difficoltà la vita del Pianeta. E la sua, indirettamente. Lo sfruttamento del suolo, con la continua crescita delle costruzioni, a seguito del continuo aumento degli abitanti del Pianeta stesso, la presenza di un numero elevatissimo di automobili e tante altre situazioni note più o meno a chi vuole ascoltare i pressanti messaggi di allerta. Ma la vita, lo si vede ogni giorno, prosegue come sempre. Per fortuna, verrebbe da pensare, perché vivere si deve vivere, rifocillarsi, pure, divertirsi, se ci si riesce. Già qui s’incrinano, in parte, i timori che i ricordati aspetti negativi potrebbero generare a noi comuni mortali. Poi qualcuno va oltre e guarda al futuro, non al futuro remoto, quello lontano da noi molti anni ancora. No, al futuro prossimo, magari a diciotto mesi, o a ventiquattro. Per fare previsioni, soprattutto in campo finanziario, le due scadenze citate sono molto gettonate. Soprattutto in una fase come questa, che succede ad un anno davvero difficile, condizionato negativamente dall’esplodere del costo delle materie prime, quando ci si illudeva che pandemia, da un lato, e la citata guerra, dall’altro, fossero all’epilogo. La pandemia ha certamente rallentato. Poi che sia estinta, non è certo assicurato. Il fronte guerresco, viceversa, finge di tentennare ed esaurirsi, per poi continuare nel sui tragitto. Senza, peraltro, che si sappia quale possa essere la meta. Sempre che vi sia. Perché diciotto, ventiquattro mesi, allora? Perché gli effetti negativi-positivi delle politiche monetarie che le Banche Centrali del globo stanno attuando dovrebbero gradualmente produrre gli effetti sperati: riportare il valore dell’incremento annuale del costo della via, dell’inflazione in sostanza, al fatico due per cento.

La gara è tra le due principali Banche anglosassoni, quella statunitense e quelle del Regno Unito. A rimorchio, come spesso accade, c’è pure la Banca di Francoforte, la Banca Centrale Europea. Più lontana dall’obiettivo, anche se, in realtà, non è che la Banca Centrale londinese stia ottenendo buoni risultati. Solo che il raggiungimento dell’obiettivo citato lo si ottiene a spese di noi consumatori. Dal prezzo del gas, dell’elettricità, ambedue su valori ora più ragionevoli. Al costo della “spesa” quotidiana o settimanale o mensile. Senza trascurare l’ondivago prezzo della benzina. Che, in realtà, sarà anche alto, ma se osservate il flusso di automobili sulle strade, a partire da Pasqua scorsa, per allungarsi a questi giorni, beh non c’è da pensare che tutto si sia fermato, perché spostarsi costa troppo.
E arriviamo all’ottimismo. Negli Stati Uniti, la propensione ai consumi non è certo diminuita. E difficilmente scenderà. Nel vecchio Continente forse è marginalmente rallentata. Ma non si nota, come stavo indicando poco sopra. Situazioni, quelle ricordate, che inducono a pensare che all’alba dei fatidici 18 – 24 mesi (ho riportato i numeri in cifra, anziché scriverli per intero in lettere, come ho fatto sopra, per non essere ripetitivo. In realtà, ricordo che quando si scrivevano i temi in classe, pur di allungare il discorso si cercavano mille strade, anche quella cui ho fatto ricorso!) molto tornerà ad essere come prima del 24 febbraio 2022. Prima dello scoppio della citata guerra europea. Non solo chi si interessa di mercati finanziari, in ogni caso, è propenso a ritenere che quell’arco temporale indicato possa essere un punto sia di arrivo delle difficoltà, sia di partenza, anzi di ripartenza di una fase meno incerta e meno spanditrice di incertezza e pessimismo! Lo sono gli imprenditori, i commercianti, i politici, naturalmente. Accodiamoci. Chissà?

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