Ammam, uno spazio per la pace che avvicina Italia e India

L’istallazione di Alessio Patalocco e Renuka Devi entra al DakshinaChitra Heritage Museum il giorno della festa della Mamma

AURORA PROVANTINI

TERNI – Ammam, un ponte tra l’Italia e l’India, entra al museo DakshinaChitra il giorno della festa della mamma. Ammam  (mamma scritto al contrario) è una installazione che porta la firma dell’architetto ternano Alessio Patalocco  e della giovane collega indiana Renuka Devi. Un’opera che abita lo spazio che intercorre tra due culture geograficamente distanti, eppure inaspettatamente vicine.

Tubi di ferro intrecciati, completamente ricoperti con strisce colorate nelle tonalità del rosa, del blu e del viola – sfumature che evocano le diverse sfaccettature della femminilità – sulle quali sono stati scritti i messaggi di architetti, artisti, madri, figli, nonni, turisti. Di tanta gente comune.  «L’opera custodisce così il linguaggio, la memoria e la quieta sorpresa di scoprire una connessione dove non ci si aspettava di trovarla. Un’opera che abbiamo portato in grembo in due.  La collaborazione – spiega Alessio Patalocco – è nata dall’attività di docenza alla  Vit School of Architecture, dove ho incontrato la collega Renuka, con un laboratorio di progettazione straordinario. Un lavoro, il suo, sulla piegatura della carta, che mi ha affascinato. Una immersione nell’architettura templare indiana , nel concetto di progressione, di attraversamento di soglie e di gerarchia spaziale. Abbiamo individuato un riferimento comune nella “letteratura” incisa sulle superfici architettoniche — dall’India e dall’Egitto fino alla Colonna Traiana di Roma — rafforzando l’idea di “un’espressione universale di radicamento, ascesa e connessione tra la terra e qualcosa che va oltre».

Per Renuka, Ammam rappresenta “il cerchio si chiude”. Ha visitato DakshinaChitra per la prima volta nel 2007, quando era ancora studentessa in iarchitettura, e lo ricorda come «uno dei miei primi e più immersivi incontri con gli ambienti costruiti della tradizione».  «Qui il patrimonio culturale non è  presentato come qualcosa di distante, bensì come qualcosa che si uò integrare». L’artista vede l’installazione come un’estensione di quella stessa intenzione: i visitatori hanno iniziato a scrivere i propri pensieri e ricordi direttamente sulle strisce colorate della struttura, rispecchiando la natura partecipativa dello stesso DakshinaChitra». Per Renuka, collocare Ammam in quel museo «non è solo una questione di posizione geografica, ma di allineamento».

Alessio Patalocco, architetto, artista , professore universitario alla Vit (Vellore Institute of Technology) – Tamil Nadu (India), per anni  ha insegnato comunicazione visiva e architettura dell’informazione all’Università per Stranieri di Perugia. È autore di numerosi progetti di arte urbana e architettura con riconoscimenti nazionali ed internazionali. Ha collaborato con Massimiliano Fuksas, Fulvio Leoni, Raynaldo Perugini e Andrea Vidotto. Ha tenuto seminari in tutto il mondo e ha esposto le propri opere al World Congress of Architecture dell’Uia di Tokyo nel 2011,  all’ Architectural European Planning School di Ankara nel 2012, alla Biennale di Shenzhen e Hong Kong del 2019. Membro dell’International design union di Beijing dal 2009, presidente del Centro studi “Giancarlo De Carlo” dal 2015 e titolare dello studio di progettazione “Alessio Patalocco Atelier” dal 2008, i suoi progetti di riqualificazione  urbana sono entrati nelle più importanti riviste d’Europa. Ha all’attivo numerosissime mostre nazionali ed internazionali ed è sua la magica scultura “Voyage a Calais” donata al Museo d’Arte del Bosco della Sila (Mabos) di Sorbo San Basile (CZ) nel 2024.

Renuka Devi è un’architetta di professione e un’artista dell’origami per passione.  Vive e lavora a Chennai, in India. Dal 2014, con la piegatura della carta come mezzo espressivo: «Iniziando con l’origami figurativo, la mia pratica si è gradualmente evoluta verso la creazione di forme originali, studi scultorei, arte indossabile e installazioni su larga scala». La sua ricerca affonda le radici nell’atto della piegatura inteso come processo generativo, in cui la ripetizione, la variazione e la trasformazione divengono strumenti per esplorare la forma, l’emozione e lo spazio. Attraverso sistemi modulari, superfici stratificate e installazioni sospese o a soffitto, le sue opere trasformano gli spazi quotidiani in ambienti immersivi che interagiscono con il movimento, la luce e la presenza umana. Le sue opere sono state esposte in diverse località dell’India, tra cui Chennai, Vellore e Mumbai.

«Servono più controlli al centro commerciale»