di Marco Vinicio Guasticchi*
PERUGIA – Per anni i monopattini elettrici sono stati presentati come la soluzione moderna, ecologica e intelligente ai problemi della mobilità urbana. Silenziosi, economici, pratici e sostenibili: questa era la narrazione dominante. In nome della transizione ecologica e della riduzione del traffico automobilistico, lo Stato ha persino incentivato il loro acquisto con risorse pubbliche, contribuendo alla diffusione capillare di un mezzo che nel giro di poco tempo ha invaso strade, piazze e marciapiedi delle nostre città. Oggi però, dopo anni di caos e incidenti, emerge finalmente una presa di coscienza: senza regole e controlli i monopattini rappresentano un serio problema per la sicurezza pubblica.
Chi vive quotidianamente le città sa bene di cosa si parla. Quasi tutti, almeno una volta, hanno rischiato di essere investiti da un monopattino lanciato sul marciapiede oppure hanno dovuto frenare bruscamente davanti a conducenti che attraversano all’improvviso ignorando semafori, precedenze e divieti. Troppo spesso questi mezzi vengono guidati da persone inesperte, minorenni senza alcuna preparazione o adulti convinti di poter circolare senza rispettare le più elementari norme del codice della strada. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: anarchia, pericoli continui e una convivenza sempre più difficile tra pedoni, automobilisti, ciclisti e utenti dei monopattini.
Per molto tempo si è preferito ignorare il problema, quasi che ogni critica ai monopattini fosse automaticamente una posizione retrograda o ostile all’innovazione. Eppure la realtà raccontava altro. Incidenti in aumento, pedoni feriti, mezzi abbandonati ovunque, circolazione contromano e utilizzo persino in aree pedonali affollate. In molte città italiane i monopattini sono diventati il simbolo di una modernità introdotta senza adeguata pianificazione. Prima si è favorito il fenomeno con incentivi pubblici, poi ci si è accorti che mancavano regole efficaci e strumenti concreti per farle rispettare.
Per questo le nuove norme rappresentano un passo importante e necessario. L’introduzione dell’obbligo di identificazione del mezzo e soprattutto dell’assicurazione segna finalmente il passaggio da una fase di totale permissivismo a una di maggiore responsabilizzazione. Chi circola per strada deve assumersi precise responsabilità, esattamente come avviene per qualsiasi altro mezzo. Non è accettabile che in caso di incidente o investimento spesso sia impossibile identificare il responsabile o ottenere un risarcimento adeguato.
Naturalmente la legge, da sola, non basta. Servono controlli reali e continui da parte delle forze dell’ordine. Se le nuove disposizioni resteranno solo sulla carta, nulla cambierà davvero. È fondamentale che chi guida senza rispettare le regole venga fermato e sanzionato. Solo così sarà possibile ristabilire condizioni minime di sicurezza e rispetto reciproco sulle strade cittadine.
Resta inoltre una riflessione più ampia sull’utilizzo delle risorse pubbliche. Gli incentivi destinati all’acquisto dei monopattini potevano forse essere investiti in modo più utile e lungimirante. In molte città italiane il trasporto pubblico continua infatti a soffrire di carenze croniche: autobus insufficienti, ritardi, linee poco efficienti, periferie mal collegate e treni locali spesso inadeguati. Potenziare il trasporto pubblico avrebbe significato offrire una vera alternativa all’uso dell’auto privata, con benefici più duraturi e collettivi per cittadini e ambiente.
La mobilità sostenibile è un obiettivo importante, ma non può trasformarsi in una giustificazione per tollerare il disordine e mettere a rischio la sicurezza dei cittadini. Innovazione e sostenibilità devono andare di pari passo con responsabilità, controlli e rispetto delle regole. Solo così sarà possibile costruire città davvero moderne, vivibili e sicure per tutti.
*ex presidente della Provincia di Perugia


