PERUGIA – Si è chiusa con una sentenza di prescrizione per tutti gli imputati il processo per le spese dei gruppi consiliari della Regione, esplosa 12 anni fa in Umbria.
Tra i consiglieri regionali chiamati in causa c’era anche Raffaele Nevi che adesso spiega quanto accaduto e si rammarica dell’impossibilità di aver potuto dimostrare la sua innocenza davanti ai giudici. «Quando ero ancora consigliere regionale dell’Umbria, ci fu un’inchiesta sulle spese dei gruppi in Regione. All’epoca ero il capogruppo del PDL e quindi il legale rappresentante sia mio sia di tutti i miei colleghi. Come nella stragrande maggioranza dei processi in Italia, anch’io venni rinviato a giudizio», racconta il deputato di Forza Italia e portavoce nazionale del partito.
«Dopo il grande clamore iniziale sulla stampa, passando per il rinvio a giudizio e arrivando fino all’altro giorno, in tutti questi anni, quante udienze ci sono state? Ebbene, la risposta è: zero – insiste Nevi in un lungo post sui social -. Vi sembra normale che, per tutti questi anni, una persona non venga chiamata nemmeno una volta a rispondere delle accuse? A me non sembra affatto normale, soprattutto considerando che per 12 anni ho dovuto sostenere la gogna mediatica, la preoccupazione e anche le spese che il processo si porta dietro. Non mi è stato permesso di dimostrare la mia innocenza. Hanno lasciato morire il processo fino alla prescrizione: un fatto che, formalmente, non cambia nulla, ma che moralmente mi lascia un grande rammarico».
«So bene di essere innocente e so altrettanto bene che in Italia chissà quante persone si sono trovate — o si trovano tuttora — nella mia stessa situazione: a differenza mia rovinate nella carriera e nell’immagine. Persone, per esempio, impossibilitate ad accedere a incarichi pubblici solo perché si trovano sotto processo. Penso a tutti coloro che si sono dovuti indebitare per pagarsi gli avvocati senza avere alcuna responsabilità. Anche per questo, alla luce della mia vicenda personale, continuerò il mio impegno come parlamentare della Repubblica per migliorare la giustizia italiana e fare in modo che tutto questo non accada più. Noi crediamo fermamente che la giustizia non possa continuare a distruggere la vita di persone perbene».


