di Marco Brunacci
TERNI – In politica e in politica sindacale si può dire qualunque cosa. Tutto e il contrario di tutto. Ma – lo dicono in una bella espressione gli inglesi – il dio della politica non paga sempre il sabato, ma alla fine paga.
Vale per Fim Cisl confermato come primo sindacato alle Acciaierie perché ha capito quand’era il momento di mollare i dogmi della sinistra deteriore per abbracciare solo gli interessi di lavoratoti e di rappresentarne le legittime aspirazioni.
Basta trattamento di favore sindacale in cambio di quote di potere l’espressione degli inglesi vale, nel senso opposto, per la Cgil che sprofonda nella classifica dei consenso tra i lavoratori, dopo essere stata padre-padrone delle Acciaierie dal Dopoguerra.
I risultati delle elezioni delle componenti sindacali sono noti e li potete leggere su Umbria7.
Ma continuate a leggere Umbria7, perché probabilmente altri non diranno che questo è un risultato che dice quanto la città abbia cambiato pelle. E quanto i sindacalisti Cgil non se ne siano resi conto.
Hanno continuato a dire e fare come fossero in pieno Novecento.
Signori, è cambiato millennio, scenario, fabbrica, politica.
Mantenere gli occhi foderati del prosciutto dell’ideologia non è una bella cosa, si finisce cosi a rappresentare solo se stessi.
Reliquie in un museo che nessuno vuole più visitare.
Al di là di questo cruciale risultato sindacale, un warning per il Patto Avanti.
Ieri, come segnalato da Umbria7, è partita la lunga marcia per riconquistare Terni alla sinistra che qui è stata egemone fino a Paolo Raffaelli e a inizio Leopoldo Di Girolamo.
I presunti progressisti che qui si vedono all’opera sono solo dei nostalgici del tipo di quelli: “Caro lei, quando c’era lui”.
Non siamo sicuri che il mondo sia tutto cambiato, siamo certi che è cambiata Terni.
Il rosso fisso di una volta è solo quello della lancetta della benzina.
Oggi servono argomenti e soluzioni. Certi riti da Cremlino non hanno più alcun fascino.
E come al solito, in Umbria, Terni guida l’innovazione.
Il risultato delle elezioni alle Acciaierie è una condanna senza appello del vecchio modo, anche un po’ spocchioso, di proporsi della sinistra.
Se il Patto Avanti spera di riconquistare Terni con la ricetta perugina (più estremismo e ideologia per riportare a votare le frange estreme) sbaglia.
Il dio della politica non paga tutti i sabati, ma alla fine paga (o non paga). E da sempre le Acciaierie sono lo specchio della città.


