Giuseppe Croce – Sapienza Università di Roma
TERNI – Forse siamo a una svolta nello sviluppo dell’università a Terni. Per ora si tratta solo di annunci, ma di annunci pesanti perché impegnano l’Università di Perugia ai suoi livelli più alti, a partire dal Magnifico Rettore. Già in passato altri annunci sono stati fatti e più volte sono state prospettate svolte per il polo ternano, ma puntualmente ci si è ritrovati con risultati modesti nel migliore dei casi e con scelte discutibili e contraddittorie. Con questa striscia di delusioni alle spalle è bene essere prudenti, ma è pur vero che l’annuncio dei giorni scorsi ha degli elementi importanti di discontinuità con quelli del passato che non possono non essere presi sul serio. In una situazione in cui il tema dello sviluppo locale è uscito del tutto dal discorso pubblico sulla città, con una sinistra che ha smarrito da tempo la capacità di parlarne, una destra che non l’ha mai avuta e un’amministrazione Bandecchi capace di parlare della Ternana più che di Terni, l’iniziativa di UniPG suona come una sveglia.
Il primo annuncio riguarda la costituzione di un dipartimento a Terni. In realtà, si tratta ancora di un progetto in fase di studio. Non è dato sapere quali condizioni devono verificarsi affinché possa vedere la luce e quale sia il consenso all’interno dello stesso Ateneo perugino. Certamente, finora UniPd non si era mai esposta in questa direzione. Un dipartimento significherebbe insediare a Terni una quota di risorse e di personale, con un elevato grado di autonomia. Evidentemente la sede ternana salirebbe di peso all’interno dell’Università di Perugia.
Il secondo annuncio, più concreto e a uno stadio più avanzato di progettazione, riguarda la creazione di un nuovo corso di laurea focalizzato sull’intelligenza artificiale. In questo caso la novità sostanziale è che, per la prima volta, non si tratterebbe di un corso-fotocopia di quelli già attivi a Perugia ma di un percorso sostanzialmente differenziato e innovativo. Questa originalità aumenterebbe l’attrattività della sede ternana, rendendo la sua offerta formativa più riconoscibile. Anche in questo caso qualche cautela è però d’obbligo. La novità di un corso di laurea sull’intelligenza artificiale potrà rimanere tale per non molto tempo ancora, poiché già oggi molti atenei del Centro Italia offrono corsi in questa direzione ed è facile prevedere che l’offerta si affollerà nel giro dei prossimi anni se non mesi. L’attrattività dell’annunciato corso ternano, quindi, dovrà basarsi sulla definizione di suoi contenuti peculiari e, soprattutto, su una qualità dell’offerta didattica e di ricerca da realizzare e consolidare nel tempo.
Un altro aspetto, forse meno evidente ma altrettanto rilevante, è che insediare a Terni un corso di laurea (e ancor più un dipartimento) su tecnologie avanzate e ancora in piena fase di sviluppo porta con sé opportunità importanti per il territorio e per il suo sistema economico. Si aprirebbero spazi di collaborazione tra università e imprese. Il polo ternano potrebbe diventare non solo una sede dove si formano giovani che poi lasciano la città per andare a lavorare altrove secondo un copione che rappresenta ormai la normalità, ma una presenza capace di mettere in moto qualcosa di nuovo nell’economia locale.
Tuttavia, questa è più una sfida che un regalo per Terni. Spesso, per descrivere gli effetti locali della presenza universitaria si usa l’espressione “ricadute sul territorio”. Ma non funzionano così le cose, non ci sono “ricadute”, come se l’università spargesse regali sul territorio. Al contrario, si tratta di costruire interazioni, un ecosistema fatto di imprese e personale specializzato, ricercatori e docenti, studenti e istituzioni locali, quale non è mai esistito a Terni e nel quale le imprese locali non possono mettersi nella posizione di chi deve semplicemente ricevere qualcosa, come se si trattasse di partecipare a nuovi appalti, ma devono assumere un ruolo attivo. Si tratta quindi di una sfida per il sistema imprenditoriale locale e per tutta la città, chiamati a fare un salto di qualità e a cambiare pelle sia pure, nei limiti del possibile, valorizzando le dotazioni e le vocazioni distintive del territorio.
Infine, non sfugge, un ulteriore importante elemento nel nuovo slancio propositivo dell’Università di Perugia a Terni. Al suo fianco si pone la Fondazione Carit e si tratta di vedere se la Fondazione, come sembra e come sarebbe auspicabile, voglia dare un significato strategico alla sua partnership con UniPg, o limitarsi al mero sostegno finanziario. Nel primo caso saremmo di fronte a una novità sostanziale e promettente poiché significherebbe che la Fondazione, nel rispetto delle sue competenze e della sua autonomia, avrebbe scelto di svolgere una sua parte nell’elaborazione di prospettive di crescita per la città. Nel secondo caso, invece, si tratterebbe di un ruolo più modesto e che, in linea con quanto già visto in passato, sarà in grado al più di soddisfare alcune esigenze dell’ateneo perugino.
Non possiamo sapere, ad oggi, se agli annunci farà seguito l’avvio di processi all’altezza di quegli annunci. Di certo, l’iniziativa dell’Università mostra che ci sono ancora alcune possibilità per creare le discontinuità e l’innovazione di cui Terni ha bisogno per tornare a crescere e per far spazio alle nuove generazioni.

