TERNI – Dino Settimi, un anno fa vincitore di Affari Tuoi, la trasmissione di RaiUno condotta da De Martino, che due mesi dopo viene eletto consigliere comunale di Amelia con Avio Proietti sindaco, insulta il presidente della Repubblica Mattarella. Priorio il campione di Affari Tuoi, che ad Amelia gestise un bar tabaccheria, trova alla ribalta delle cronache ma per una vicenda sgradevolissima. Un post sul capo di Stato che fa indignrare Pd e M5S.
«Il punto è che un rappresentante delle istituzioni – tuona il M5S di Amelia – non può usare il linguaggio da curva social contro il Presidente della Repubblica. Oltre al rispetto per le istituzioni, pretendiamo almeno il rispetto della lingua italiana.
Il commento del consigliere Settimi è un concentrato di rancore, approssimazione e sgrammaticature: un testo che riesce insieme a insultare il Presidente della Repubblica, la storia dell’emigrazione italiana e persino la lingua con cui pretende di difendere “l’Italia”.
Ancora più grave è il contenuto politico del commento: Settimi contrappone gli italiani emigrati nel mondo ai migranti di oggi, sostenendo che i nostri connazionali portarono “rispetto, impegno e passione”, mentre quelli che arrivano oggi porterebbero “solo delinquenza”. Dimostrando ignoranza della storia.
Quando erano gli italiani a partire, spesso poveri, disperati, senza diritti e senza protezioni, venivano descritti con le stesse parole che oggi certa destra usa contro i migranti: criminali, mafiosi, sporchi, pericolosi, portatori di malattie, incompatibili con le società che li accoglievano. Nel 1891, a New Orleans, undici immigrati italiani furono linciati da una folla inferocita dopo essere stati associati, per pregiudizio etnico, alla criminalità. Nel 1893, ad Aigues-Mortes, in Francia, lavoratori italiani impiegati nelle saline furono aggrediti e uccisi in un clima di odio xenofobo contro la manodopera straniera.
Questa è la storia, non la favoletta comoda secondo cui “noi italiani eravamo tutti bravi” e “gli altri sono tutti delinquenti”.
Milioni di italiani sono emigrati nel mondo, la stragrande maggioranza ha lavorato, costruito famiglie e comunità, ma alcuni hanno anche commesso reati, come accade in ogni popolo e in ogni epoca. Usare i casi di cronaca visti al telegiornale per giudicare interi gruppi umani è propaganda rozza ed è indice di scarsa cultura politica e di scarsa attitudine al ruolo pubblico.
Anche perché la destra che oggi urla contro gli sbarchi governa il Paese da anni e i numeri raccontano una realtà molto diversa dagli slogan. Meloni aveva promesso blocchi navali, controllo delle frontiere, rimpatri di massa. Poi arrivano i dati: nel 2025 i rimpatri sono stati 6.097, nel 2024 sono stati 5.414 e nel 2023 sono stati 4.751. Una media annua inferiore al dato registrato nel 2019 con il governo Conte. Sugli sbarchi, sommando il 2023, il 2024 e il 2025, si sfiora quota 300 mila arrivi. Altro che “cambio di passo”. Il problema, quindi, non è Mattarella che ricorda una verità storica. Il problema è una destra che usa l’immigrazione come manganello propagandistico quando è all’opposizione e poi, quando governa, fallisce proprio sui temi su cui ha costruito anni di consenso.
Per questo chiediamo al consigliere Dino Settimi tre cose semplici: ritiri immediatamente quelle parole, presenti scuse pubbliche al Presidente della Repubblica, ai cittadini di Amelia e alle famiglie colpite dall’Alzheimer; e valuti seriamente le proprie dimissioni dal Consiglio comunale.
Chiediamo inoltre al sindaco, alla giunta e alla maggioranza di Amelia di prendere pubblicamente le distanze da quelle dichiarazioni. Il silenzio, davanti a un’offesa simile al Capo dello Stato, sarebbe una forma di complicità politica.
Si può criticare Mattarella. Si può contestare una posizione politica. Non si può insultare il Presidente della Repubblica insinuando una malattia neurodegenerativa e trasformando la storia dell’emigrazione italiana in una caricatura razzista.
Chi non capisce questa differenza non è vittima del politicamente corretto, ma è semplicemente inadeguato a rappresentare le istituzioni democratiche»




