Archiviato il caso Spada, il Pd si spacca. Giacchetti: «Non c’era solo Di Girolamo»

«Una vicenda che ha segnato l’intera comunità politica, ferendo la democrazia. Il protagonismo non fa bene al partito»

TERNI – E’ passata una settimana dalla conferenza stampa dell’ex sindaco Di Girolamo, nella sede del Pd, sulla conclusione definitiva delle vicende giudiziarie che lo hanno riguardato negli ultimi dieci anni. «Solo che quella vicenda non ha segnato solo lui», interviene Emilio Giacchetti, oggi ai vertici di Umbria Mobilità. «Condivido ogni parola del sindaco su quelle vicende. Ogni parola. Condivido il racconto delle nostre tribolazioni, di quanta violenza investigativa, mediatica e politica abbiamo subito… per nulla. Ferite indelebili. Per me come per tanti altri miei ex compagni di “banco”». «Avevo 28 anni quando ricoprivo il mio incarico istituzionale. Mia figlia  aveva due mesi. Sono ricordi che non appartengono solo alla mia storia personale – sottolinea Giacchetti- ma a quella di un’intera comunità politica e amministrativa. Eppure… c’è un “ma”. Un “ma” che continua ad accompagnarmi ogni volta che ripenso a quella conferenza stampa. Noi non c’eravamo. Nessuno di noi c’era. Perché?  È questa la domanda che mi sono posto. Non perché non condividessi quelle parole. Le condivido oggi come allora. Ma perché pronunciarle oggi da ex Sindaco vittima di errori giudiziari e, al tempo stesso, attuale segretario comunale del partito, dopo un cursus honorum importante, con Bandecchi sindaco, con la Ternana che, se tutto va bene, chissà quando tornerà ai livelli che merita… sembra davvero trasformare tutto in un film distopico.

Ed è questo, secondo me, che finisce per distorcere tutto. Anche la bontà del messaggio sulla giustizia. Perché la battaglia sulla giustizia andrebbe combattuta quando il sistema democratico ci offre la possibilità di farlo. Andrebbe gridata nelle sedi della politica, allontanando i populismi su una materia tanto delicata, senza mettere la testa sotto la sabbia e senza accordarsi, come troppo spesso accade, da semplici “polli d’allevamento” attorno a un dibattito sterile e, spesso, a un esito già scritto. È questo che mi lascia il maggiore disagio. Io sono cresciuto politicamente guardando a personalità che ci ispiravano già da bambini. Reichlin, Berlinguer, Togliatti. E poi, nella nostra terra…la mitologica Zarina, quel gigante di Vincenzo Acciacca,  Gianluca… o quell’omone apparentemente burbero, troppo schietto ma simpatico come pochi di Alberto Provantini…le storie di Navonni dei tempi de l’Unità (il suo tesserino di giornalista non lo dimenticherò mai).

Loro fecero dello stile, della postura, della capacità di cogliere i tempi e i modi del fare politica una cifra distintiva.

E Leo? E Paolo? Ecco… è qui che torna quel senso di film distopico. Questo, per me, è il problema principale. È la causa del nostro disagio. Ma preferisco buttarla in positivo.

Stiamo assistendo ai Mondiali. L’Italia non li sta perdendo: sono tre Mondiali che non riesce nemmeno a giocarli. La prossima estate questa città ospiterà il terzo Mondiale consecutivo… e noi sono due Mondiali che non giochiamo. La metafora, credo, sia fin troppo evidente. Essere brave persone non basterà. Io ho sempre pensato che essere una persona perbene fosse semplicemente una prerogativa naturale di chi ricopre un ruolo nelle istituzioni e nella pubblica amministrazione, non un valore aggiunto da rivendicare. Oggi serve altro. Serve tornare a fare politica. Senza imbarazzi. Senza disagi. Senza timidezze. Con idee giuste, persone giuste e, soprattutto, nel momento giusto. Sulla Politica, la narrazione di Leo, ricorda molto quel giudizio severo che Giacomo Puccini riservò nei confronti di un suo testardo allievo, dicendo: «Questo testo contiene tante cose buone e tante cose nuove, peccato che quelle buone non siano nuove e quelle nuove non siano buone». Perché la storia della sinistra, la sua cultura e i suoi valori ,verranno sempre prima di qualsiasi nostra storia personale, per quanto nobile essa sia. Se riusciremo a ripartire da qui, forse quelle ferite rimarranno indelebili, ma almeno avranno avuto un senso. Non per noi. Per chi verrà dopo di noi.

Rinnovato il parco acquatico di Tavernelle