di Marco Vinicio Guasticchi*
PERUGIA – A Bologna si è consumato l’ennesimo cortocircuito istituzionale, di quelli che lasciano l’amaro in bocca a chiunque creda ancora nel senso del dovere di chi amministra una città. Di fronte a un tragico fatto di cronaca — la morte di un uomo dopo un intervento delle forze dell’ordine in un quartiere già segnato da forti tensioni — ci si sarebbe aspettati da un primo cittadino prudenza, senso dello Stato e la ferma volontà di raffreddare gli animi.
E invece, il Sindaco Matteo Lepore e la sua amministrazione hanno scelto la strada opposta: quella della piazza, del megafono e della politicizzazione immediata. Una scelta che ha avuto l’effetto ampiamente prevedibile di soffiare sul fuoco di un malcontento già incandescente.
Un Sindaco non è un capopopolo, né un agitatore di corteo. Chi indossa la fascia tricolore rappresenta l’intera comunità, non solo la propria parte politica o le frange più rumorose della città. Se un’autorità cittadina legittima e convoca la protesta di piazza mentre sono in corso le indagini della magistratura, il messaggio che passa è devastante: la sfiducia nelle istituzioni e nelle forze dell’ordine a cui, paradossalmente, si chiede ogni giorno di garantire la sicurezza nei quartieri più difficili.
Il risultato di questo corto circuito è stato sotto gli occhi di tutti. La piazza si è trasformata nell’ennesimo palcoscenico per i soliti noti, un calderone indistinto dove le rivendicazioni locali si mischiano a bandiere di partito, slogan contro la polizia e parole d’ordine ideologiche che nulla hanno a che fare con la ricerca della verità. Tra slogan spinti fino all’insulto e frange di violenti incappucciati, a fare le spese di questa gestione irresponsabile sono stati, ancora una volta, i residenti, i commercianti con le vetrine danneggiate e gli agenti impegnati a contenere i disordini.
Bologna è una città straordinaria, fiera, operosa e con una grande storia di civiltà. Ma proprio per questo merita un’amministrazione capace di governare la complessità, non di farsi trascinare dall’emotività o dal calcolo politico. Quando chi guida il Comune sceglie di schierarsi in piazza invece di esercitare il proprio ruolo di equilibrio e mediazione, ad uscire sconfitto non è solo l’ordine pubblico, ma il senso stesso delle istituzioni. E i bolognesi continuano a chiedersi fino a quando la politica cittadina continuerà a preferire lo scontro ideologico al buonsenso.
*già presidente della Provincia di Perugia


