E’ mistero sulle apparecchiature rinvenute a palazzo Spada. Fioccano le interrogazioni
TERNI – Sono sempre più misteriose le cimici che Stefano Bandecchi sostiene di aver rinvenuto a palazzo Spada. Al primo piano, in uffici frequentati oltre che dal sindaco Bandecchi, dal vice sindaco Tagliavento e ancor prima da Riccardo Corridore. Un’area di palazzo Spada che ospita anche la segreteria del primo cittadino. Bandecchi, sono ore che va ripetendo che le microspie trovate sulle prese di corrente non sono della Procura della Repubblica, perché troppo datate.
Parla addirittura di entità occulte, interessate alle conversazioni del sindaco, del vice sindaco di adesso e di quello di prima. Al di là del ritrovamento di Bandecchi, che il primo piano fosse monitorato era un segreto di Pulcinella. Dopo la perquisizione in grande stile della guardia di finanza, dopo la pioggia di avvisi di garanzia, è prassi che ci siano le intercettazioni. Così avvenne per l’operazione Spada nel 2016. Ed è sempre prassi che le cimici solletichino il dibattito politico. Nei giorni scorsi il gruppo consiliare del Pd ha presentato una interrogazione a risposta scritta per sapere se Bandecchi fosse autorizzato o meno a rimuovere i dispositivi di ascolto. La questione arriva addirittura in parlamento con la deputata di Avs, Elisabetta Piccolotti, per la quale «un sindaco non può disporre autonomamente interventi che rischiano di interferire con un’eventuale attività investigativa, né trasformare la scoperta in uno show mediatico e nell’ennesima buffonata” sostiene».
«Bandecchi deve chiarire – la nota della Piccolotti – se la Procura sia stata avvisata prima o dopo l’intervento delle società private incaricate dei controlli. Chi ha materialmente rimosso i dispositivi, con quale incarico e quali competenze. E soprattutto: quell’intervento può aver compromesso prove o accertamenti in corso, magari proprio quelli che riguardano lo stesso Bandecchi, già indagato dalla Procura di Terni per la vicenda Orvietana Calcio e per i lavori sulla strada Bagnorese.
Non bastano le battute rilasciate alla stampa. Bandecchi riferisca subito, possibilmente in Consiglio comunale, e chiarisca punto per punto se abbia agito nel pieno rispetto dell’autorità giudiziaria, prima ancora che nel rispetto della trasparenza istituzionale dovuta alla città.
Colpisce, infine, il modo in cui il sindaco ha scelto di aprire questo braccio di ferro con la Procura: non con la cautela che la situazione avrebbe richiesto, ma con un misto di ironia e sfottò che trasforma anche una vicenda potenzialmente seria in un altro episodio del solito circo Bandecchi. Terni merita istituzioni serie, non un sindaco che usa persino il sospetto di intercettazioni per fare spettacolo».

