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Perugia paralizzata dai lavori, è girone infernale del traffico. Le responsabilità di Regione e Comune e chi ne farà le spese

Il capoluogo completamente bloccato da una serie di lavori simultanei molto lunghi, tra proteste dei cittadini social e completo silenzio delle amministrazioni. E ci sono le premesse per peggioramenti

M.BRUN.

PERUGIA – Premessa chiara: Umbria7 è a favore dei lavori pubblici e delle opere necessarie allo sviluppo di città e regione. Ma queste vanno programmate e poi gestite da Comune e Regione (che peraltro sulle grandi opere utili, dal Nodino, al Termovalorizzatore alla Stazione Alta Velocità, hanno sempre detto un incredibile e fermissimo no).
Altrimenti è caos assicurato, come da tempo, e sempre di più, a Perugia.
Da due mesi infatti nel capoluogo muoversi è sempre più difficile, tra lavori nelle gallerie, lavori per il BRT e manutenzioni (scarse e spesso peggiorative) delle strade.
Più volte si è rischiata la paralisi, raggiunta però in questi giorni, con tanto di code interminabili, proteste dei cittadini sui social e tempi superiori all’ora per spostarsi da collestrada a Corciano.
La causa secondo il pensiero comune? I cantieri di tutti i tipi e generi: contestuali, lunghi e mal gestiti, che non sono stati correttamente programmati da Regione e Comune e che non vengono gestiti dagli stessi.
Con la presidente Proietti (e la sua Giunta) e la sindaca Ferdinandi, in un clamoroso silenzio, forse sperando che passi la nottata, che però durerà mesi, se non, come vedremo poco più avanti, anni.
Tutto mentre una città da poco più di 160.000 cittadini molto distribuiti su un vasto territorio (non certo una metropoli compatta come Roma o Napoli) soffoca nella paralisi di traffico e inquinamento, di cui appare difficile vedere la fine, ma solo un imminente ulteriore peggioramento.
Eh sì, perché oltre alla paralisi del traffico causa lavori e al blocco di Frecciarossa e ferrovia Perugia-Terontola, nei primi mesi del 2027 partiranno i temutissimi lavori delle rampe della 4 corsie di Ponte San Giovanni, che rischiano di mettere la pietra tombale, e per anni, sulla mobilità del capoluogo.
Inutile dire che l’atavico isolamento dell’Umbria non è colpa di Proietti o Ferdinandi, ma occorre anche ammettere che niente di simile era mai successo con Lorenzetti e Locchi o Marini e Boccali o Tesei e Romizi e che il governo cittadino e regionale sono operativi da ormai 2 anni.
Come evolverà la situazione? Sul fronte lavori continueranno blocchi e proteste, visto che sembra anche carente, per usare un eufemismo, il dialogo tra Proietti, molto concentrata sulla propria ridotta di Assisi, e Ferdinandi, per ora silente nel non gestire o difendere Perugia e i perugini.
Certo, i più attenti osservatori notano che se le proteste dei cittadini si protraggono, l’assessore regionale PD narnese De Rebotti facilmente finirà vittima del rimpasto chiesto dal suo stesso partito, aprendo però così l’altra partita critica, quella dell’assessore alla sanità con probabile collasso della giunta regionale, mentre a Perugia, fermo l’assessore Avs Vossi, il terremoto potrebbe partire da vicesindaco e dalla mobility manager. Anche per cercare di salvare Proietti e Ferdinandi da una caduta sempre più profonda nei sondaggi di gradimento, aiutate solo da una opposizione troppo spesso silente.

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