«Una Fondazione di ricerca per l’Università a Terni»

L’analisi di Giuseppe Croce, professore di economia politica (Dipartimento di benessere, salute e sostenibilità ambientale, Sapienza Università di Roma)

TERNI – Sembra si stia entrando in una nuova fase dei rapporti tra Università di Perugia e Terni. Nella fase che forse si sta concludendo, durata all’incirca trent’anni, UniPG ha decentrato a Terni, come in altre città dell’Umbria, una parte della sua offerta didattica. Un decentramento prevalentemente didattico, senza o quasi ricerca, realizzato attraverso corsi-fotocopia che replicavano quelli della sede perugina. L’obiettivo era drenare iscritti. Allo stesso tempo UniPG ha anche raccolto a Terni notevoli risorse finanziarie che hanno sostenuto il suo impegno in loco. Diversi soggetti locali hanno messo a disposizione dell’Ateneo perugino risorse mediante finanziamenti diretti o attraverso il Consorzio per lo sviluppo del polo universitario nei quindici anni nei quali questo ha funzionato prima di essere sciolto nel 2021. Di questa prima fase rimangono ora solo pochi corsi di laurea e, soprattutto, non molti iscritti, troppo pochi rispetto al numero di docenti impegnati. I benefici della permanenza di questi corsi per Terni e per la stessa UniPG, a questo punto, sono modesti.

Ora, la fase che si sta aprendo sembra poter rappresentare una discontinuità rispetto alla precedente. In particolare, ciò che conta, è che potrebbe avere un più pesante significato strategico. Il Rettore di UniPG ha annunciato, ripetutamente e in modo solenne, una nuova stagione dell’impegno su Terni. In primo luogo, ha annunciato un corso di laurea dedicato all’intelligenza artificiale, declinata soprattutto in ambito sanitario. Per ora, è stato detto, non esiste un corso analogo a Perugia, quindi si supererebbe il modello dei corsi-fotocopia. Inoltre, si vorrebbe creare ex-novo un dipartimento interdisciplinare a Terni. Anche questo sarebbe un passo significativo che potrebbe impiantare nella sede ternana finalmente anche un potenziale autonomo di ricerca. Infine, nei discorsi pubblici di presentazione di questi progetti, il Rettore ha ripetuto che la nuova stagione deve essere in vista del “reciproco sviluppo” di UniPG e di Terni. Siamo ben oltre, almeno a parole, l’orizzonte della prima fase. La nuova si annuncia più ambiziosa e più impegnativa.

Vale la pena di chiarire che per essere fattore di sviluppo, la presenza dell’università a Terni non può limitarsi semplicemente a erogare didattica, né a far arrivare un po’ di studenti da fuori. Ciò che serve, e che rappresenta una partita ben più complessa, è realizzare interazioni tra la ricerca e la formazione universitarie, da un lato, e il sistema produttivo locale dall’altro. Ma gli investimenti nella ricerca non possono vivere di iniziative estemporanee, hanno bisogno di obiettivi chiari e condivisi da tutti i soggetti coinvolti, di una programmazione che guardi oltre il breve periodo, esigente e “paziente” allo stesso tempo. Ovviamente, nel disegnare questa operazione su Terni sembra di capire che UniPG dia per scontato che, in quanto operazione a vantaggio di una “sede decentrata”, i costi debbano essere a carico della comunità ternana (o dei suoi stakeholders, come vengono detti). Arvedi Ast e Fondazione Carit hanno già dichiarato il loro coinvolgimento come partner della nuova fase. Il Comune, da parte sua, è ugualmente coinvolto almeno per ciò che riguarda gli spazi messi a disposizione per ospitare studenti e docenti con le conseguenti implicazioni urbanistiche. In pratica, si ritiene che i costi finanziari non debbano ricadere sull’Ateneo, che già contribuisce chiedendo a un certo numero di suoi docenti di trasferire la propria sede di impegno a Terni.

Se questa impostazione ha una sua logica, d’altra parte è pur vero che è necessario evitare gli errori del passato per quanto riguarda i rapporti tra UniPG e i soggetti locali che ne sostengono e finanziano gli impegni. La questione è: qual è la forma che deve assumere la cooperazione tra UniPG e soggetti locali (Comune, imprese, fondazione bancaria e altri)? Quale la sua governance? Il modello del Consorzio, tanto per essere chiari, ha fallito e va evitata una sua riedizione. La necessità è quella di creare relazioni stabili, obiettivi condivisi e verificabili, che siano funzionali a una programmazione trasparente e per quanto possibile non soggetta alle vicende e agli umori mutevoli dei diversi attori, ma sufficientemente autonoma. Tanto meno ci si può auspicare di assistere al ritorno di finanziamenti e sostegni spot, volatili per loro natura, e privi di una cornice unitaria fatta di obiettivi strategici e trasparenti, di massa critica, di orizzonti pluriennali e verificabili.

Sarebbe bene che si ragionasse anche di questo mentre si aspetta di vedere se, quando e come gli annunci diventeranno realtà. E a questo proposito, una possibilità per dare forma trasparente, stabile e autonoma alla cooperazione locale con UniPG è rappresentata dalla costituzione di una Fondazione di ricerca, un organismo partecipato dagli stakeholders locali che acquisisca un suo patrimonio in forma stabile in base al quale contribuire alla ricerca da sviluppare a Terni. I soggetti locali interessati a cooperare potrebbero contribuire alla creazione di tale patrimonio e avrebbero una voce nella programmazione degli investimenti di ricerca. Questa Fondazione, finalizzata a supportare la ricerca a Terni, avrebbe il compito di interloquire e cooperare con UniPG e, in prospettiva, perché no, con eventuali altri enti o Atenei interessati a portare progetti significativi nella realtà locale. Lo sviluppo dei progetti di ricerca rimarrebbe di esclusiva competenza dell’università, in particolare del dipartimento con sede a Terni. Una proposta del genere era già stata avanzata in uno studio del 2012 promosso dalla Diocesi sul futuro dell’Università a Terni, ma i tempi non erano allora maturi perché nessuno dei soggetti coinvolti fu disposto a riconoscere gli evidenti limiti, se non il fallimento, di quella prima fase. Ora, per iniziativa di UniPG, siamo di fronte a una discontinuità, che offre a Terni un’opportunità come raramente si offrono: UniPG ha deciso non di ritirarsi ma di rilanciare su Terni. E tuttavia, per superare gli slogan e mettere a terra gli impegni facendone davvero un’occasione di “reciproco sviluppo”, non si può eludere il nodo decisivo e non banale della forma della cooperazione tra l’Ateneo, il dipartimento e la comunità locale.

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