PERUGIA – Sul quotidiano Avvenire di ieri (giovedì 13 agosto) la sindaca Vittoria Ferdinandi spiega le ragioni della sua adesione all’appello per assegnare il Premio Nobel per la Pace ai bambini di Gaza e rilancia l’invito alle sindache e ai sindaci italiani a sostenere la candidatura.
«Ho aderito con convinzione all’appello per assegnare il Premio Nobel per la Pace ai bambini di Gaza – ha detto la prima cittadina in qualità di delegata di Anci per la pace – È un gesto simbolico, certamente, ma ci sono momenti nei quali i simboli servono a ricordare alla politica e alla comunità internazionale quale debba essere la prima responsabilità di tutti, proteggere la vita».
Ha proseguito la sindaca: «I bambini di Gaza stanno pagando il prezzo più alto di una guerra che sta cancellando vite, famiglie, case, scuole e futuro. Ma questa candidatura parla idealmente di tutti i bambini travolti dalle guerre, dall’Ucraina al Sudan e in ogni altro conflitto dimenticato, di quelli che vivono nei campi profughi e di quelli costretti ad abbandonare la propria casa. Bambini diversi per lingua e nazionalità, ma uguali davanti alla paura e identici nel diritto ad avere un futuro. Il Nobel ai bambini di Gaza avrebbe una forza straordinaria proprio perché non sarebbe un premio alla sofferenza, ma il riconoscimento del diritto di ogni bambino a vivere in pace, prima di ogni confine, appartenenza e ragione della guerra».
E ancora: «Come sindaca sento inoltre una responsabilità particolare. La pace non si costruisce soltanto nei palazzi della diplomazia. Si costruisce ogni giorno nelle città, nelle scuole, nelle piazze, nella capacità delle nostre comunità di riconoscere nell’altro una persona e non un nemico. Per questo rivolgo un appello alle sindache e ai sindaci italiani affinché sostengano questa candidatura. Possiamo trasformare un gesto simbolico in una grande voce collettiva delle città italiane. In un tempo nel quale sembra che a parlare siano soprattutto le armi, abbiamo il dovere di far sentire la voce delle comunità e, soprattutto, quella di chi una voce ancora non riesce ad averla».
Ha aggiunto Ferdinandi: «I bambini di Gaza ci stanno chiedendo, senza poterlo chiedere, di essere semplicemente bambini. Guardare il mondo dalla loro altezza significa scegliere la pace. E significa ricordare alla politica che nessuna ragione può venire prima della vita».


