Il nuovo Santa Maria tra le fiamme di Maratta

La Regione vuole realizzare il nosocomio del domani in una zona con un milione di problemi ambientali

CO. MA.

TERNI – L’incendio della azienda Pileri ripropone l’area di Maratta come zona problematica. Una zona con grosse criticità ambientali. Peccato che proprio questo sia il sito scelto dalla Regione dell’Umbria per realizzare il nuovo ospedale. Oltre mezzo miliardo di investimenti a vocabolo Sabbione dove le criticità si contano a grappoli. L’incendio di venerdì notte è solo uno dei tanti degli ultimi anni. Se ne contano almeno tre significativi che hanno interessato aziende che lavorano rottami e materiale plastico. Con fiamme che hanno causato seri problemi di igiene pubblica. Con limitazioni su coltivazioni, allevamenti e attività umane. Non è un mistero che Maratta sia una zona altamente industriale con tante aziende, grandi e piccole, che spesso si occupano di lavorazioni delicate dal punto di vista ecologico.
Ma l’elenco delle criticità è lungo. A Maratta c’è un inceneritore, quello di Acea. A Maratta c’è un mangimificio con cattivi odori che spesso hanno portato a una mobilitazione di residenti e attività commerciali. A Maratta c’è il centro di finitura di Ast. Insomma c’è di tutto e di più. E il nuovo ospedale potrebbe essere non di rado soggetto ad evacuazione. Uno scenario apocalittico con 600 pazienti da trasferire.
Non è un caso che in passato sia stato scelto Colle Obito. Nei primi del 900 ci realizzarono un sanatorio per la sua aria salubre. Negli anni ’70 venne trasferito l’ ospedale di Corso del Popolo e anche in questo caso la questione ambientale fu dirimente.
Ma vuoi mettere il brivido di un nosocomio nuovo di zecca tra fiamme, inceneritore e mangimifici?

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