(Foto Tommaso Benedetti)
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Suicidio assistito, sì alla legge regionale. Proietti non partecipa al voto

Sì da Pd, Avs e M5S. Tagliaferri (lista Proietti) vota contro. No anche di FdI, Romizi (Fi) e Tesei (Lega). Si astengono Arcudi (Umbria civica), l’azzurra Pernazza e il leghista Melasecche

PERUGIA – L’Umbria è la quinta regionale in Italia ad adottare una legge sul suicidio assistito. Un lungo applauso ha accompagnato l’approvazione da parte dell’Assemblea legislativa dell’Umbria alla legge regionale di iniziativa popolare presentata denominata “Liberi subito” e che è stata supportata da circa 5mila firme. La proposta, portata avanti dall’associazione Luca Coscioni, ha preso ispirazione dalla battaglia di Laura Santi, la giornalista perugina malata di sclerosi multipla e morta somministrandosi un farmaco a luglio dell’anno scorso. A seguire passo passo i lavori sono stati il marito di Laura Santi, Stefano Massoli e l’ex eurodeputato radicale Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni. L’atto è passato con gli 11 voti favorevoli di Pd, Avs e Movimento 5 Stelle. La presidente Proietti non ha partecipato al voto. Sempre dalla maggioranza, la consigliera di Umbria domani, Bianca Maria Tagliaferri, ha detto no alla legge. Ad astenersi sono stati Nilo Arcudi di Umbria Civica, Laura Pernazza di Forza Italia ed Enrico Melasecche della Lega.  A votare no, oltre Tagliaferri, sono stati i tre consiglieri di FdI (Paola Agabiti Urbani, Matteo Giambartolomei ed Eleonora Pace), l’ex governatrice Donatella Tesei (Lega) e l’azzurro Andrea Romizi.

“Oggi quest’Aula – aveva detto Proietti – è stata esemplare e vi ringrazio per questa discussione su un tema tanto delicato. Dobbiamo parlare di rispetto della vita e di tutto quanto c’è da fare per tutelarla. Gli emendamenti che discuteremo apporteranno delle modifiche che riteniamo necessarie dopo il confronto tra i gruppi di maggioranza. Avrei voluto discutere ancora di più questo testo, avremmo potuto fare di più per garantire un maggiore coinvolgimento se fosse stato possibile ampliare i termini dell’iter”. E ancora: “Rispetto alle cure palliative, il 30 gennaio abbiamo presentato il piano per il loro potenziamento che fissa degli obiettivi specifici, per arrivare a coprire il 90% della popolazione interessata da malattie croniche, evolutive e inguaribili. Il valore intangibile della vita lo possiamo difendere dando forza a cure palliative, hospice e cure domiciliari. Tutto questo mettendo al centro la persona e la sua dignità. Se Laura Santi avesse dovuto affrontare il viaggio verso la Svizzera sarebbe stata sottoposta ad una ulteriore sofferenza. Nel rispetto delle sfumature presenti nella coalizione annuncio la mia non partecipazione al voto. Una scelta meditata e sofferta che è il frutto delle riflessioni che ho cercato di esporre anche oggi”.

Nel dibattito il relatore unico e capogruppo di Avs, Fabrizio Ricci, ha spiegato che “questo è un atto di giustizia che non impone niente a nessuno. Questa è la legge di Laura Santi”.

Per la capogruppo di Fi, Laura Pernazza, l’iter della legge “è stato frettoloso ed anche la presidente Proietti ha lamentato il ritardo con cui è stata sentita. Sembra che si voglia mettere una bandierina piuttosto che affrontare la situazione di persone che soffrono”.

Ha replicato il capogruppo del Pd, Cristian Betti: “Non parlerei di bandierine rispetto a proposte di questo genere. Non si tratta di contrasti tra schieramenti ma di posizioni etiche legittime su cui c’è libertà di coscienza”.

Così la capogruppo di FdI, Eleonora Pace: “Avremmo dovuto affrontare tutto ciò con serietà istituzionale mentre invece c’è stata fretta di arrivare al voto e mancanza di approfondimento”.

La proposta di legge, ha sostenuto Bianca Maria Tagliaferri di Umbria domani, prevede “solo una verifica documentale e non un colloquio diretto con la persona. Non ho letto di un accompagnamento costante in termini di supporto psicologico, sociale e familiare”.

Secondo Luca Simonetti di M5S “la vita è preziosa, per questo dobbiamo avere il coraggio di parlare anche della dignità con cui può concludersi. E la dignità non può essere un privilegio di chi ha i mezzi, né una conquista da ottenere in tribunale”.

Sul testo, ha affermato il capogruppo della Lega, Enrico Melasecche, serviva “un approfondimento maggiore. Si rischia di burocratizzare questa procedura togliendo valore alla vita”.

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