La Giornata contro la violenza sulle donne, l’impegno della polizia e “Questo non è amore”: i casi di botte e maltrattamenti sono gli unici rimasti stabili e costanti durante la pandemia
PERUGIA – Picchiata e insultata. Davanti ai suoi bambini, che l’hanno salvata con il loro pianto a dirotto.
È quanto successo a una giovane madre, una di quelle vicende di cronaca che non dovrebbero accadere mai e che risulta sempre difficile affrontare solo con un semplice automatismo procedurale anche per chi, per lavoro, viene messo di fronte a certe realtà con alta frequenza. Lo ricorda la polizia di Stato proprio nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne celebrata il 25 novembre: “Questo non è amore”, è proprio il caso di dirlo, non è solo uno slogan, un motto che la polizia ha lanciato da tempo nelle proprie campagne di sensibilizzazione, formazione ed informazione. Questo non è amore è il pensiero, l’impulso, l’immediata prima sensazione che i poliziotti della questura di Perugia hanno vissuto quando la squadra volante è stata allertata dall’ufficio Posto fisso all’interno dell’ospedale Santa Maria della Misericordia, a causa della presenza di una povera donna vittima di violenza domestica e dei suoi bambini in tenera età.
Violenze che hanno costretto la donna a vivere in una spirale fatta di costrizioni, botte ripetute e un rapporto con l’uomo padre dei suoi bambini basato su offese continue e sgretolamento della personalità e della dignità della vittima. Che lei però è riuscita finalmente a denunciare.
Tutto è iniziato con la richiesta della donna avanzata al compagno di svolgere alcune pratiche burocratiche inerenti i due figli minori. Una richiesta che lo ha fatto andare su tutte le furie: inferocito, ha iniziato a inveire contro di lei urlandole che l’unica persona in grado di prendere decisioni sarebbe stato lui e che lei si doveva limitare a chiedere il permesso per qualsiasi cosa dovesse fare. Alla replica della donna, lui ha reagito scagliandosi contro di lei e rovesciandole addosso una vera e propria scarica di pugni. Solo il pianto improvviso dei bimbi è riuscito a placare le sua ira, consentendo alla donna di poter ricorrere alle cure mediche in ospedale. Dopo gli accertamenti sanitari da parte dei medici del pronto soccorso, la donna ha chiesto aiuto agli agenti del Posto fisso che, vista l’emergenza dovuta non solo alla vulnerabilità della donna ma anche alla tutela dei due bambini, hanno appunto allertato le Volanti. I poliziotti, date le profonde preoccupazioni della donna a tornare a casa a riprendere anche i bambini lasciati ai nonni mentre lei era in ospedale, l’hanno accompagnata nell’abitazione, per ristabilire la calma e consentirle di recuperare tutto il materiale necessario per sé, ma soprattutto per i due bimbi, come latte, pannolini e prodotti specifici.
Una volta fuori dall’appartamento la giovane madre, con al seguito i suoi piccoli, ha cominciato a dimostrare un po’ di serenità dopo tanta paura: gli agenti si sono impegnati a trovare una giusta collocazione in una struttura idonea a garantire alla donna una zona di comfort, dove cercare di metabolizzare quella valanga di violenza che da troppo si trovava a subire in casa e nella speranza anche di potersi adoperare per garantire una crescita equilibrata e fatta d’amore per i due bambini, salvaguardando anche la loro incolumità. Mentre gli agenti si adoperavano per la collocazione della donna e dei figlioletti, una poliziotta della squadra ha trasformato un ufficio di polizia in un luogo piacevole per i due bambini giocando con loro, cullandoli sino ad addormentarli e dando loro da mangiare. I tre sono stati così accompagnati in una struttura protetta, mentre l’uomo è stato segnalato all’autorità giudiziaria.
Questo non è amore
È finita così per adesso una brutta storia di violenza grazie al coraggio della donna e all’impegno della polizia che, come anticipato, anche quest’anno in occasione del 25 novembre ha realizzato una nuova edizione dell’opuscolo “Questo non è amore..”, attraverso il quale divulgare ed informare con la narrazione di storie di vita vissuta e fungere da stimolo affinché tutte le donne vittime di violenza possano finalmente chiedere aiuto e denunciare. L’anno in corso caratterizzato dell’emergenza epidemiologica in atto continua infatti a restituire un quadro della violenza di genere costante ed omogeneo, al contrario di quanto avvenuto per tutti gli altri reati che hanno invece subito un decremento del 25 per cento. Nonostante la preparazione delle forze dell’ordine, l’esistenza di una vasta rete composta da centri Antiviolenza e figure professionali attive sul territorio che offrono supporto e sostegno alla vittima di violenza, le statistiche anche nella Provincia di Perugia riportano una triste verità: la violenza di genere scaturisce laddove la donna è considerata come un oggetto.
Nel corrente anno le richieste di aiuto presso il 113 hanno registrato un numero pressochè uguale a quelle pervenute nel 2019 (329 nel 2019, 338 nel 2020). Fenomeno assolutamente trasversale, che ha interessato tutte le fasce d’età (dai più giovani agli anziani), non soltanto italiani, ma anche stranieri, così come si rileva un incremento nelle coppie di diversa etnia per motivi spesso legali a differenti background culturali.
L’analisi dei dati raccolti durante il lockdown ha evidenziato che dopo un’iniziale improvvisa interruzione delle richieste di aiuto, determinata dalle indispensabili misure di contenimento introdotte dal Governo, successivamente il numero di richieste ha raggiunto nuovamente lo standard abituale. In particolare tra i delitti censiti più della metà è rappresentato dai maltrattamenti in famiglia, Nei maltrattamenti in famiglia l’81% delle vittime è donna, mentre nel 62% dei casi l’autore dei reati di violenza di genere è il coniuge, il convivente, fidanzato o ex partner. Ma, mentre prima dell’emergenza epidemiologica, si rivolgevano donne che necessitavano soprattutto di sostegno o informazione, anche attraverso la richiesta ai numerosi centri di ascolto presenti sul territorio, adesso le richieste di aiuto provengono maggiormente da donne che vivono situazioni non più prorogabili e che necessitano di soluzioni più drastiche quali il collocamento immediato.
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