POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Peggio solo Bolzano, Trento e il Friuli. I pericoli derivanti dalla ripartenza delle scuole superiori, anche se col 50% in presenza e con migliaia di tamponi rapidi già effettuati. Una nota positiva: l’Europa compra anticorpi monoclonali
di Marco Brunacci
PERUGIA – L’Umbria, quarta in Italia per efficacia della risposta sanitaria secondo la rilevazione annuale Demoskpica, segnalata con soddisfazione da Cityjournal, è però anche la quarta regione in Italia, in questo momento, per numero di casi positivi al Covid rispetto a centomila abitanti.
Nella settimana che va dal 18 al 24 la media è stata di 200 nuovi casi. Peggio ha fatto solo la Provincia autonoma di Bolzano (ma è un vero caso da studiare) con 578 ogni centomila abitanti. Secondo il Friuli Venezia Giulia con 294 e poi il Trentino con 211. La situazione non consente distrazioni. L’Umbria, secondo epidemiologi attenti, sta pagando il Natale, nel quale gli umbri non si sono sottratti dal rito di andare a trovare i parenti anziani. Usanza lodevole, ma non con la pandemia che soffia forte. La catena che si è così innestata, è stata devastante. Tanto più che nelle Rsa non c’è stato quel blocco ferreo che invece si era registrato con successo nel corso della prima ondata a marzo scorso.
IL NODO DEL CONTAGIO IN FAMIGLIA
Il contagio in famiglia resta il nodo fondamentale per l’Umbria, per questo motivo c’è tanta attenzione, e anche tensione, per il ritorno a scuola degli studenti delle superiori in presenza (da oggi).
La verità è che le cose sono molto diverse rispetto a settembre, quando ci fu un picco di casi: allora, non c’erano le precauzioni di adesso, e non c’era il 50% di didattica a distanza. Quindi tutti erano in classe. Ora invece si annunciano eccezionali controlli anti assembramento intorno alle scuole e fin nelle piazzole di attesa dei mezzi pubblici e anche entro gli autobus.
Ciononostante la tensione resta.
UN TREND SIMILE ALLE REGIONI VICINE
L’Umbria per altro sta scontando lo stesso trend del virus delle regioni vicine come Marche e Emilia Romagna. Invece dove c’erano stati periodo di criticità più dure, come in Toscana o nel Lazio, adesso si è tornati a cifre di nuovi casi meno allarmanti.
IL BICCHIERE MEZZO PIENO
Volendo vedere un po’ di bicchiere mezzo pieno, si potrebbe anche dire che c’è una piccola flessione rispetto alle due-tre settimane precedenti e qualche indicatore sta lì a dire che la curva del contagio sta dando segnali di raffreddamento se non proprio di rientro. Sempre che il ritorno a scuola – con tutte le precauzioni prese – non crei nuovi picchi.
Sempre sul versante del bicchiere mezzo pieno: l’indice di letalità umbro resta tra i più bassi d’Italia, ma anche nei ricoveri c’è una sostanziale stabilità e su livelli non elevati.
GLI ULTIMI DATI
Volendo dare uno sguardo agli ultimi dati (sono i meno significativi della settimana perchè scontano il calo domenicale dei tamponi) i nuovi positivi sono 66 e quindi c’è stato una rilevante diminuzione degli attualmente positivi, tornati vicino a 5mila, in virtù del numero dei guariti, tornato a salire, ma anche dei decessi (6). Per fare un raffronto: se domenica scorsa si era al 20% di tasso di positività rispetto ai tamponi, ora si scende a 13. E di solito sono numeri che indicano comunque un trend.
Di buono c’è anche che il sistema sanitario non è più sotto stress, come invece successo di nuovo intorno alle feste. Per le terapie intensive si raggiungerà uno standard di tranquillità a metà febbraio quando arriveranno anche i moduli prefabbricati per aggiungere ulteriori 44 posti per malati che necessitano del sostegno di macchinari.
ZONA ARANCIONE SE NON CAMBIANO I PARAMETRI
E’ facile e obbligata la conclusione: la zona arancione per l’Umbria per ora resta ed è destinata a restare per altro tempo ancora. Non sembra che ci siano sconfinamenti in quella rossa, ma tanto meno in quella galla. Per non dire della zona bianca (solo la Basilicata, che ha 61 nuovi positivi ogni centomila abitanti, potrebbe immaginare di programmarla in un futuro non remoto).
Il ragionamento vale, però, se non viene accolto l’appello dei governatori leghisti (quindi anche Donatella Tesei) che hanno chiesto regole nuove per evitare ulteriori gravi penalizzazioni dell’economia, in particolare del commercio e dei baristi e ristoratori.
VACCINAZIONE DI MASSA CON I VACCINI CHE ARRIVANO
Ps. Dei vaccini oggi non parliamo ma resta l’unico vero nodo di questa fase. L’augurio di ognuno deve essere solo questo: che tutte le cose dette in questi ultimi giorni vengano cancellate dall’arrivo di una vera campagna di vaccinazione di massa, fatta con i vaccini di chi li mette sul mercato, piantandola con gli scienziati che fanno valutazioni da sommelier sui farmaci, non mostrando un surplus di serietà e professionalità quanto piuttosto di incapacità di rendersi conto della tragica situazione.
LA GERMANIA COMPRA I FARMACI MONOCLONALI
(NE AVETE SENTITO PARLARE SU CITYJOURNAL)
Aggiungiamo – a beneficio di chi segue le note di Cityjournal – che ieri la grande macchina sanitaria tedesca, che guida la Germania ma anche tutta Europa e si immagina sia riferimento anche dell’Italia – ha deciso di fare quello che si poteva decidere già da un paio di mesi, avendo sufficienti garanzie: si è comprata uno sterminio di dosi del mix di anticorpi monoclonali che sono stati usati per rimettere in piedi, in 24 ore, il presidente Donald Trump, colpito dal Covid a ottobre. Una domanda: ma è giusto, in tempi terribili di pandemia, andare così lentamente, mettendo a repentaglio decine di migliaia di vite umane, per non fare scelte più tempestive e coraggiose?
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