POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Prima del terremoto in segreteria nazionale, ecco le indiscrezione su una riunione bollente sul caso Umbria. Il commissario Rossi prova a fare la pace e scatena la guerra decisiva. Con l’asse degli Zingaretti boys meno forte (se lasciano Meloni e Bettarelli)
di Marco Brunacci
PERUGIA – «Va bene, sono d’accordo: facciamo in Umbria il congresso unitario come chiede il commissario Rossi, tutti i 4 candidati attuali facciano un passo di lato, e si cerchi il nome nuovo, che possa interpretare nel modo migliore la nuova stagione del rilancio del partito».
Il Pd è tornato un campo di battaglia. E che botte. Insieme alla bomba Zingaretti (il dimissionando segretario nazionale, in vista dell’Assemblea generale del 13-14 marzo), arriva, nel suo piccolo, una bomba Presciutti, l’inarrestabile sindaco di Gualdo Tadino, candidato alla segreteria regionale nonostante tutto e nonostante tutti.
RIUNIONE BOLLENTE, COSA CI SIAMO PERSI?
Bisogna fare però un passo indietro. L’altra sera – raccontano rumors -, prima delle dimissioni di Zingaretti, c’è stata una riunione che doveva essere di svolta per avviare, dopo mesi di pene e sospiri, il congresso regionale dell’Umbria.
Gli Zingaretti boys (Bori-Paparelli) scalpitava da tempo, il nuovo commissario del Partito, al posto dello zingarettiano al titanio Verini, l’ex presidente della Regione Toscana, Rossi, non è uno che si adegua alle mode del momento, è un attempato giovane comunista, non dava loro le soddisfazioni di un tempo. Poi, il naufragio del Conte ter per loro è stato come gli avessero spostato la porta vuota, mentre erano pronti ad appoggiare in gol.
LA CALDA NOTTE DEL COMMISSARIO ROSSI
Ma stavolta il Rossi sembrava convinto: congresso subito, però unitario e di rilancio. Vicino a lui, per conto della segreteria nazionale, c’era un signore forse noto, ma non qui, Nicola Oddati, esponente della segreteria nazionale, che ci ha messo un momento per spiegare che non era più il tempo dei rinvii: congresso rapido e nuovo segretario.
Dicono i rumors – ma bisognerà sapere se poi è tutto vero – che Oddati non ha avuto un gran successo, anzi, tempo un minuto, ha avuto modo di capire cosa significa aver a che fare con il montanaro sindaco di Gualdo Tadino, che basta un’occhiata per capire che non è avvezzo alle Corti e ai salamelecchi.
PRESCIUTTI, MONTANARO E CONTESTATORE
Ricostruendo, la raffica delle contestazioni del Presciutti:
- si può fare un congresso rapido solo se abbiamo intenzione di ridurre il Pd a un Lions club, con pochi e selezionati soci.
- dato che il tesseramento del Pd termina il 30 aprile, resta da capire se la rapidità serve per evitare di aprire a nuovi militanti che credono in un progetto, oltre ai soci del club.
- se, causa Covid, facciamo il congresso rapido tramite web e Skype, ci giochiamo un buon 40% dei nostri iscritti attuali, che hanno più di 75 anni, e selezioniamo ulteriormente il club..
- l’unica strada quindi è aspettare il 30 aprile, mettersi d’accordo con iscritti vecchi e nuovi, e poi decidere la data del congresso velocemente, magari in presenza, e se il commissario Rossi lo vuole, anche unitario, con i 4 candidati attuali che fanno un passo di lato.
MA L’ODDATI NON L’HA PRESA BENE
Raccontano che l’Oddati non l’avrebbe presa bene. Si è capito – dicono – che era nervoso, non solo per l’Umbria ma anche per “qualche ministro” – sarà stato il Guerini che ha fatti saltare 24 ore dopo i nervi al suo segretario nazionale? – ma ha concluso che, va bene, allora decide tutto il commissario Rossi.
POSTILLE, COROLLARI E NOTE A MARGINE
Fine della riunione. Postille, corollari e note a margine.
Se perdono questo treno, gli Zingaretti boys umbri si riducono a fare le riunioni di corrente via chat con l’ex ministro Boccia e sai che noia.
Poi: come tutti aspettano che Franceschini si esprima su Zingaretti, così qui Bori e Paparelli vorrebbero sapere che ne pensa il tifernate Michele Bettarelli e anche la luce del Trasimeno, Simona Meloni, entrambi dati per tentennanti o fortemente tentennanti.
Considerando che Burico da Castiglion del lago non ne vuol più sapere degli Zingaretti boys, l’asse rischia di indebolirsi oltre ogni aspettativa. La prospettiva di rimanere, come Conte, attaccati alla pochette, incombe.
BONACCINI A GUALDO TADINO
Da quanto poi il Presciutti ha fatto sapere ad amici, ma soprattutto avversari, che Bonaccini è stato quello che ha chiuso la sua prima campagna elettorale da sindaco, in tanti cominciano ad agitarsi.
De Rebotti, altro candidato alla segreteria non zingarettiano, studia la situazione.
DA INGRAO E PAJETTA A DI MAIO E DI BATTISTA?
Alcuni pensano – che pretese – che si parli anche di politica: per esempio vorrebbero sapere se dovranno concludere il percorso, iniziato a Botteghe oscure, tra le sabbie di Marina di Bibbona, da Ingrao e Pajetta a Di Maio e Di Battista.
La cosa più difficile, dopo questa riunione, oltre che riuscire a ricordare il cognome del delegato della segreteria nazionale (O-d-d-a-t-i), sarà capire cosa adesso vuol fare Rossi. Previsioni: niente fino al 14, poi poco, aspettando gli eventi nazionali.
Infine: se a qualcuno è sfuggito, l’Umbria diventa a questo punto un test importante per la tenuta del traballante asse Zingaretti-Bettini -il Conte che fu e il Conte che sarà-Grillo.
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