Ecosistemi dell’innovazione, Umbria capofila di un progetto da 120 milioni per la ricerca che migliora la vita

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Più green e benessere, aiuto per le fragilità, nuovi materiali biocompatibili che fanno felice il polo universitario di Terni. Ecco come funziona la nuova intesa tra Università e Regione (con Marche e Abruzzo). Quando lo Studium è un traino del territorio

di Marco Brunacci

PERUGIA – Un progetto da 120 milioni. 32 sono per l’Università di Perugia, almeno la metà riservati automaticamente ad aziende del territorio. Umbria7 lo aveva anticipato, adesso è stato consegnato ed è pronto per essere varato dal Governo nazionale.

Il lavoro fatto, con un’intesa, stavolta senza alcuna inciampo, tra il rettore dell’Ateneo Maurizio Oliviero e l’assessore regionale allo sviluppo economico Michele Fioroni, ha consentito di vergare una paginetta nella quale si sintetizza la proposta di hub per gli “ecosistemi dell’innovazione” – queste sono le parole magiche – nelle Università di Umbria, Marche e Abruzzo.
Si tratta di 12 spoke complessivamente in “palio”, in Italia, che devono essere autorizzati e finanziati. E qui c’è molto ottimismo su come finirà il progetto: il risultato positivo è considerato più che a portata di mano, vista la qualità del lavoro svolto finora.
Gli “ecosistemi dell’innovazione”, proposti con strategie coerenti e di grande impatto, dall’hub del quale l’Umbria è motore, girano intorno a quattro perni.
Il primo: servizi e supporti ai cittadini per benessere, salute, inclusione, contrasto alla fragilità. E tutto questo facendo ricorso alla digitalizzazione più avanzata.
Ecco il secondo: utilizzo delle migliori tecnologie per il trasferimento di innovazione nei settori produttivi trainanti (agrifood, made in Italy, farmaceutica, aerospazio, automotive meccanica e altri).
Terzo: diffusione di metodi e strumenti per il rafforzamento della sostenibilità ambientale
E, infine, il quarto, che riguarda in maniera particolare l’Umbria e nello specifico il polo universitario di Terni: si applicala ricerca ad altissimo livello nei campi delle nanotecnologie e dei materiali biocompatibili per l’innovazione dei processi produttivi.
In definitiva, un salto in avanti rilevante per la ricerca avanzata e per l’industria innovativa dell’Umbria. Un esempio – non è il primo e c’è sempre da sperare che non sia l’ultimo – di come l’Università, in Umbria e particolarmente in Umbria, può essere determinante per lo sviluppo del territorio (se ne accorgeranno anche nella sanità?).

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