di Marco Brunacci
PERUGIA – Guardate bene: il 9 di maggio è una data da segnare sul calendario della piccola storia dell’Umbria. Ognuno può pensarla come vuole, magari il tempo era maturo, magari le circostanze favorevoli sarebbero state sfruttate da tutti. Ma la verità è che il 9 è il giorno della svolta e andranno ricordati i signori che hanno lavorato con ostinazione e ottenuto il risultato, la presidente della giunta regionale Donatella Tesei e quell’ingestibile testardo, al fondo pure simpatico, dell’assessore alle infrastrutture, Enrico Melasecche. Segnatevi i nomi.
E allora: il 9 maggio sul Def del Governo nazionale verranno messi a bilancio i finanziamenti (un miliardo e mezzo) per le opere base per far uscire dall’isolamento l’Umbria, la regione tra le meno accessibili del Paese. E’ l’ultimo tratto di un percorso che comincia con l’Orte-Falconara e con la Terni-Civitavecchia, il cui completamento chiude il cerchio per la viabilità e i collegamenti del sud dell’Umbria (il Melasecche ha ossessionato i tecnici del Lazio a tal punto che stanno completando l’ultimo tratto a ritmo di samba pur di non sentirlo più chiedere a che punto siamo e protestare per la lentezza).
Quando si dice che le opere sono finanziate significa che quelle opere si faranno, punto e basta. Restano i tempi tecnici (la rivoluzione parte oggi ma non arriva a essere compiuta, ragionevolmente, prima di dieci anni) com’è ovvio per infrastrutture che prevedono lavori di questo impegno, e poi restano i tempi che si perderanno per star dietro ai ricorsi – ci sono sempre – di chi vuol far valere il suo interesse particolare rispetto a quello generale dell’opera.
Detto questo ecco il quadro generale e perchè lunedì 9 maggio andrà ricordato nella piccola storia dell’Umbria.
1.è deciso e finanziato l’aggancio dell’Umbria nord (all’Umbria sud era già riuscito) con l’alta velocità. Una rivoluzione. Non un collegamento all’alba per MIlano, ma un flusso di una ventina di treni che farà “scalo” in una stazione della Media Etruria. In quale paesino baciato dalla buona sorte? Di sicuro in uno che permetta agli umbri (oltre che a tutti i toscani del sud) di arrivare facilmente a destinazione. Diciamo che sarà Bettolle anche se non è, per dire che quella è la zona giusta per l’Umbria. Si tratta di arrivare a un accordo con il presidente della Toscana Giani, e tutto fa pensare che l’intesa già ci sia in linea di massima. L’alternativa proposta sarebbe Rigutino. Questa ipotesi aveva – dicono – uno sponsor di gran rilievo come l’onorevole Boschi, ma era un evidente controsenso. A che serve fare una stazione di snodo a 7 minuti da quella di Arezzo?
Obiezione: come si arriverà alla stazione del desiderio che apre anche ai cittadini dell’Umbria nord la strada dell’alta velocità? Attraverso (ecco il punto 2 della rivoluzione) una seconda fondamentale operazione che si inizierà da subito a fare sulla linea Foligno-Terontola, che diventerà la linea Foligno-Bettole (per dire la stazione nuova della Media Etruria). Per fare questo arriveranno 500 milioni.
E’ chiaro: non correte domani mattina ad acquistare il biglietto. E neanche tra un mese. I tempi sono lunghi, ma tutto è deciso ed è il momento che i progetti dalla carta passano su ferrovie e strade. Accompagnati dai soldi per realizzarli.
3.Questo nuovo inizio dei collegamenti dell’Umbria con il resto del mondo girerà intorno alla stazione di Collestrada. Ecco un’altra fondamentale novità. Intorno a questa stazione si muoveranno migliaia di persone, per cui è previsto un parcheggio con 4mila posti auto. La nuova stazione di Collestrada servirà l’altrettanto nuovo centro commerciale (sarà raddoppiato), l’aeroporto (con navetta) e Umbriafiere nella sua mission anche questa rinnovata. Non solo: da Collestrada, attraverso la nuova ex Fcu, si potrà raggiungere Terni e anche Sulmona.
E a proposito di ex Fcu: sta per essere attivato il tratto tra la stazione di Sant’Anna, nel cuore di Perugia, e Ponte San Giovanni, strategico per migliorare l’accesso alla città.
4.il Def creerebbe solo un gigantesco ingorgo se alle opere ferroviarie non fossero abbinate quelle stradali. Umbria7 lo aveva anticipato già da qualche settimana: il Def del 9 maggio destinerà 500 milioni al nodino e al nodo di Perugia, due tratti su tre. Lavori al via, ragionevolmente, entro il 2023. 4 anni per terminare il nodino, poi iniziano quelli per il secondo tratto, Madonna del Piano-ex Silvestrini. Altri 4 anni per chiudere tutto. Nel 2030-2031 vedrete meraviglie. Lo speriamo tutti, tenendo presente che sono previsti interventi importanti anche per le rampe di accesso verso le gallerie. Invece non si accettano scommesse per il terzo tratto, che ha ancora tanti e fieri avversari e comunque è proprio lontano, lontanissimo dall’essere anche solo progettato.
5.restando sul capitolo strade: non può sfuggire il significato del via libera .- con finanziamento – per il tunnel che permetterà di andare da Spoleto ad Acquasparta attraverso una Tre Valli finalmente completata. Di fatto il quarto tratto della Quadrilatero. Con tutto quel che significa, con uno spostamento del traffico in quella parte dell’Umbria. In un progetto che prevede l’Umbria-cerniera, Terni a sud, Perugia a nord, del Centro Italia, dopo decenni di isolamento.
6.ultimo progetto in partenza (e che arriverò tra i primi). Verrà spostata la stazione ferroviaria di Ellera. Lo scopo? Sarà a beneficio della Nestlè. La multinazionale sta studiando di far tornare in Umbria produzioni attualmente nell’Est Europa. Ma ha bisogno di collegamenti adeguati. Si faranno.
Conclusione: il 9 maggio si cambia verso, la regione isolata diventa regione-cerniera, e se volete una curiosità la andiamo a cercare ancora nell’archivio di Umbria7.
In una conversazione, in tempi precedenti all’incarico di Draghi come premier, in un colloquio privato con la presidente Tesei, l’attuale primo ministro aveva indicato come prioritarie per l’Umbria, dal suo punto di vista, tre tipi di interventi: una digitalizzazione omogenea di tutta la regione, un aeroporto efficiente e l’uscita dall’isolamento con un collegamento serio con l’alta velocità.
La digitalizzazione totale dovrà ancora attendere, ma centrare due punti su tre dell'”agenda Draghi” per l’Umbria vanno considerati un buon risultato per il governo regionale.


