Perugia, i colli e pure i cambiamenti climatici: così la città “scivola”

Le spiegazioni dell’esperto

di Massimiliano Pezzella

PERUGIA – Frane, cedimenti del terreno e delle abitazioni sembrano interessare alcune delle aree più densamente popolate di Perugia.

Una realtà “precaria” che – dopo le testimonianze sui problemi di una trentina di abitazioni a Prepo – Umbria 7 approfondisce con Marco Balducci, ingegnere e architetto, che spiega i problemi legati allo stato del suolo nelle varie aree dei colli della città.
Balducci, quale sono le cause dei maggiori dissesti idrogeologici in Umbria?
«I dissesti che riguardano il suolo delle zone di Perugia sono noti fin dall’antichità. Tuttavia si possono facilmente distinguere in due categorie: il rischio idrogeologico quindi idraulico e quello delle frane. Le zone abitate di Perugia trovandosi in versanti collinari sono interessate proprio dal rischio degli smottamenti. Sono terreni franosi. I dissesti non sono un qualcosa di moderno bensì eventi insiti nella storia di Perugia. Questi ultimi hanno riguardato il centro storico di Perugia anche in relazione all’evoluzione e dunque all’espansione della città».
Quali sono le zone più colpite da questi dissesti, la storia, le cause e gli interventi posti a contrastarli?
«La costruzione di abitati riguarda principalmente i cinque fossi degli impluvi principali. Nella storia della città molti degli edifici sono stati costruiti in zone a rischio idrogeologico quindi quelle dei fossi e impluvi con conseguente rischio di smottamento e materiali di riporto. Basti pensare ai due colli natii quello del Sole e quello del Landone dove il via alle costruzioni di abitati ha confluito poi in quello che è corso Vannucci. La natura del colle perugino è dunque molto predisposta ad avere dei problemi legati al dissesto idrogeologico. Le cause scatenanti di eventi di smottamento sono dunque legate a fattori antropici. Eventi sismici, precipitazioni intense. Tutti questi elementi rendono critiche le condizioni e gli smottamenti. Le zone del centro perugino sono interessate da fenomeni franosi storicamente per quanto concerne il Fosso Santa Margherita dove sono state realizzate varie opere di sostegno nel corso dei secoli, e ancora il Fosso dei Bottinelli, le Briglie di Braccio con relative opere di sostegno storiche di secoli fa che tutt’oggi mantengono la loro efficacia. In Via Ripa di Meana sono in corso degli interventi di stabilizzazione e consolidamento della zona che è classificata a rischio R4. Sono in corso degli interventi per mettere in sicurezza e ridurre il rischio di questa arteria perimetrale del colle perugino. Per ridurre il rischio da R4 a livelli più bassi».
Ci sono altre zone interessate a cedimento oppure ancora degli eventi in particolare che possono essere ricordati nella storia di Perugia?
«Si ricorda ancora la frana di Fontivegge negli anni 80. Le cause scatenanti spesso legate all’attività dell’uomo sono stati gli sbancamenti operati nei cantieri della zona della stazione che hanno creato i presupposti affinché un insieme di condizioni ambientali geologiche e idrogeologiche fossero tali da ridurre i coefficienti di sicurezza e dunque far manifestare il fenomeno di dissesto. Sono stati attuati nel corso degli anni interventi di bonifica per stabilizzare il fenomeno. Sempre in centro storico gli interventi riguardano le zone di Monteluce, Fontenuovo, dove sono stati realizzati diversi interventi».
Ingegnere, per quanto concerne le zone meno collinari o di pianura come Settevalli quali sono i rischi di smottamento?
«Ci sono in versanti meno acclivi legati generalmente alle condizioni della natura dei terreni prevalentemente coesivi che in condizioni di una scarsa regimazione delle acque, vista anche la situazione del territorio umbro che non è più mantenuto e tenuto in condizioni di manutenzione come una volta rischi di frane e smottamenti. Occorre una maggiore regimazione delle acque nei recettori naturali. Dunque un’operazione più mirata da parte dell’uomo per far defluire e quindi gestire al meglio i rischi idrogeologici. Possiamo ad esempio osservare anche i cambiamenti climatici che creano delle precipitazioni di breve durata ma forte intensità con delle portate che sono nettamente superiori a quelle che si verificavano nei secoli e decenni passati. Questi cambiamenti climatici hanno imposto di procedere con maggiore attenzione per quanto riguarda le azioni mirate».
Pensa dunque che l’uomo ed i cambiamenti climatici siano responsabili di queste problematiche legate al terreno?
«C’è oltre all’incuria dell’uomo e agli elementi atmosferici una mancata regimazione delle acque e fattori legati alla perdita delle reti di sotto-servizi idrici oppure di smaltimento fognario. Anche queste purtroppo sono cause di infiltrazioni e dunque aumento delle pressioni interstiziali nei terreni. Si creano così i presupposti per gli smottamenti. Perdite dell’acquedotto e delle reti fognarie. È importante mantenere in efficacia i collettori delle reti di raccolta delle acque bianche e anche la rete superficiale».

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