di Luca Ceccotti
PERUGIA – «Il conflitto tra Russia e Ucraina, tenuto conto dell’importante ruolo svolto dal gas russo nella copertura del fabbisogno nazionale di gas naturale (circa il 40% nel 2021, con 29 miliardi di Smc su 76 miliardi di Smc di gas consumati), ha posto la necessità di adottare misure d’urgenza per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti nazionali già a ridosso dello scoppio del conflitto».
Comincia così il documento ufficiale del “Piano nazionale di contenimento dei consumi di gas naturale” emanato dal Ministero della transizione ecologia nelle ultime ore: «L’insieme di questi interventi, normativi e regolatori, e la risposta degli operatori coinvolti – continua il documento – hanno consentito di raggiungere al 1° settembre 2022 un livello di riempimento degli stoccaggi di circa 83%. Tale valore, in linea con l’obiettivo di riempimento del 90% e anche superiore, è fondamentale per disporre di margini di sicurezza del sistema gas e affrontare il prossimo inverno».
L’obiettivo del Governo è comunque quello di arrivare ad avere in esercizio al più presto – si pensa entro i primi mesi del 2023 – il primo rigassificatore galleggiante e poi entro il 2024 anche il secondo impianto: «Così da poter affrontare al meglio l’inverno del 2023/2024 – si specifica nel piano». E ancora: «L’insieme delle iniziative messe in campo consente di sostituire entro il 2025 circa 30 miliardi di Smc di gas russo con circa 25 miliardi di Smc di gas di diversa provenienza, colmando la differenza con fonti rinnovabili e con politiche di efficienza energetica». Il costo sempre più elevato del gas che sta causando disagi sociali ed economici in tutta Europa ha però portato a nuove e necessarie misure.
Viene dunque specificato come, nonostante gli impegni di decarbonizzazione entro il 2030, sia attualmente necessario attuare un piano di contenimento dei consumi di gas in linea con la commissione europea e con il recente regolamento dello scorso 5 agosto. Le misure contenitive saranno in obbligo almeno fino al 31 marzo 2023, con una riduzione prevista del 15% dei consumi nazionali di gas rispetto alla media del periodo di 8 mesi nei cinque anni precedenti. In sostanza, i consumi previsti nel periodo indicato sono di 54,8 miliardi di Smc rispetto ai 55,1 miliardi dei passati cinque anni.
Considerati alcuni parametri (come ad esempio uno stoccaggio del 73% rispetto al target UE del 58%) e in caso di “Allerta UE”, l’Italia potrebbe limitare la riduzione obbligatorio dell’8% rispetto al 15% previsto, con un ulteriore abbassamento al 7% per ulteriori “bonus” accumulati e relativi invece all’utilizzo come materia prima del gas. Al momento, però, si resta sul 15% di abbattimento dei consumi nazionali, pari a 8,2 miliardi di Smc.
Ciò detto, i limiti d’esercizio degli impianti termici saranno ridotti di 15 giorni per quanto riguarda il periodo di accensione e di 1 ora rispetto alla durata giornaliera d’accensione. Perugia si trova in Zona E, il che significa che i riscaldamenti saranno accesi per 13 ore giornaliere dal 22 ottobre al 7 aprile 2023. Terni è invece in Zona D, dunque gli impianti potranno essere attivi per 11 ore giornaliere dal 8 novembre fino al 7 aprile.


