R.T.
TERNI – «È una rivoluzione» – dicono i festanti. Ma c’è anche chi è pronto davvero a farla la rivoluzione, infuriato per l’apertura di un altro centro commerciale a ridosso del centro cittadino. Per i nuovi cinquemila metri quadrati di superficie di vendita, con tanto di piastra commerciale, sono stati organizzati fuochi di artificio e petardi.
Il sindaco Leonardo Latini e la vicesindaca Benedetta Salvati hanno rivendicato la grande operazione di recupero urbanistico di un’area che prima era degradata. Ma per le associazioni di categoria del commercio e dell’ artigianato è come dare la mazzata finale al commercio al dettaglio del cuore della città ormai assediato, da nord a sud, da centri commerciali: da Cospea a via Gramsci, da Borgo Rivo a via Bramante, per arrivare da oggi in poi fino a viale dello Stadio. Terni è ormai un grande carrello della spesa, eppure in centro la conta dei negozi sfitti e delle vetrine spente sembra non fermarsi. C’è chi solidarizza con le associazioni di categoria anche inaspettatamente, come Elena Proietti che della giunta Latini è assessore.
Scontata la posizione dei Cinque Stelle: «Latini doveva essere il difensore del commercio ternano – dice Luca Simonetti – invece è stato il suo affossatore. L’unica cosa buona che è stata fatta in questi anni è aver portato il mercato del mercoledì in centro. Una nostra battaglia». Dura la reazione della segreteria comunale del Pd: «L’amministrazione comunale si risveglia per il centro commerciale e invece dorme per le tante crisi aziendali e del commercio. Comportamento incredibile». Il Pd dice di attendere il Palasport del quale rivendica la primogenitura progettuale con la precedente legislatura. Ma il sindaco Latini gliela concede: ad apertura di discorso di giovedì ammette che il progetto è della precedente amministrazione.
Anche se l’altro suo assessore, assente pure lui, Masselli, in un articolato post plaude al PalaSport ma rilancia il tema del mattatoio: «Gli allevatori ternani non possono andare fino a Massa Martana o ad Orte per macellare una bestia. Terni deve avere una sua struttura». Ma Terni è ormai patria di multinazionali.


