UMBERTIDE (Perugia) – Due settimane passate con l’angoscia di non avere più un futuro. E’ questa la prima sensazione che si ha parlando con gli abitanti di Pierantonio, soprattutto con le persone che per colpa del terremoto del 9 marzo hanno perso tutto quello che avevano. Uno stato d’animo al quale si unisce il timore di non vedere più rialzare il proprio paese, un posto dove la metà della gente se ne è dovuta andare e dove le attività commerciali per la quasi totalità hanno dovuto abbassare la saracinesca. A malincuore anche in maniera definitiva.
Si attende la decisione del governo sulla dichiarazione dello stato d’emergenza. La Regione ha inviato venerdì scorso il relativo dossier alla Protezione Civile nazionale e a Palazzo Chigi. La richiesta avanzata da Palazzo Donini per la ricostruzione al governo centrale è di 350 milioni di euro. Stando alle prime stime tecniche serviranno quattro anni per dare a questi luoghi una parvenza di normalità.
La prossima settimana dovrebbe arriva il responso decisivo che per tanti significherebbe tirare nell’immediato un sospiro di sollievo, alleviando tutte le ansie che si sono create dopo le scosse soprattutto su mutui e affitti.
Dopo quindici giorni il bilancio lascia senza parole: sono 679 gli sfollati e 150 gli edifici che hanno subito danni gravi o leggeri. In 46 sono ancora ospitati nella palestra della scuola elementare di Pierantonio, rimasto l’unico centro di accoglienza dopo la chiusura in settimana di quello allestito al Cva di Sant’Orfeto.
Tra loro c’è Antonino che lavora come operaio in una azienda del territorio. Ogni mattina si alza alle 4 per andare in fabbrica e quando il turno è finito torna alla palestra dove al momento ha trovato alloggio insieme alla compagna in attesa di una sistemazione: «Ho comprato un appartamento quattro anni fa e ho dovuto lasciarlo dopo il sisma perché inagibile. Ora non so come fare perché non posso permettermi una casa in affitto perché non si trova. Pago il mutuo e non mi viene sospeso perché non c’è lo stato di emergenza. Siamo in attesa che ci sia qualcosa di concreto da parte delle istituzioni».
Al centro di accoglienza ha trovato sistemazione da due settimane a questa parte anche Franco insieme alla moglie. Quest’anno festeggiano le nozze d’argento. Un anniversario che dovranno celebrare lontano dalla propria casa: «Non chiedo tanto, solo due stanze per me e mia moglie».
C’è anche chi è dovuto andare via lontano da quello che era il fulcro della propria vita. Questa è la storia di Gessica: «Sto vivendo in affitto a spese mie in un agriturismo di Montecastelli. I miei figli stanno al momento con il mio ex marito perché dove ho trovato sistemazione non posso averli con me. Ho una figlia disabile e quello che desidero è un aiuto immediato».

Avevamo incontrato Giovanna la mattina del 10 marzo, a pochissimo tempo da quello shock che l’ha costretta ad abbandonare l’appartamento desiderato da tanti anni: «La situazione non è cambiata. Io e tutte le persone che stavano nel mio palazzo siamo ancora fuori. Siamo preoccupati perché non abbiamo risposte su quello che sarà il nostro futuro. Siamo nel panico perché abbiamo perso tutto e stiamo perdendo la speranza perché non abbiamo nulla su cui contare. Siamo persi».
La beffa oltre il danno. E’ la storia di Renato: «Ho comprato casa a Pierantonio poco prima di Natale. Stavo completando il trasloco dalla mia vecchia abitazione ed è arrivato il terremoto. Al momento sono tornato a Niccone dove prima abitavo e attendo nuovi sopralluoghi per poter stare finalmente nella mia nuova casa».
La casa di Paolo a Sant’Orfeto non ha subito danni ma l’attività di suo figlio, aperta da pochissimo, non è al momento aperta causa inagibilità: «Sembra che non sia successo niente ma non è così. La situazione è drammatica per tante famiglie. Penso che sia doveroso da parte delle istituzioni di prendersi carico in maniera seria di questa situazione. Mi auguro che lo stato sia celere, efficiente ed efficace. Questa gente chiede di non essere lasciata sola».
Spiega il sindaco di Umbertide Luca Carizia, intervenuto mercoledì sera nel corso della trasmissione “Link” andata in onda su Trg: «La situazione è molto seria e abbiamo bisogno che arrivino degli aiuti finanziari per rispondere ai bisogni delle persone. Circa 50 persone sono ospitate nella palestra di Pierantonio, altri hanno trovato posto in maniera autonoma. Occorre dare una risposta a tutti e la stiamo aspettando dal Governo. Come Comune abbiamo speso nelle ultime settimane una quantità di denaro che ha eroso completamente il nostro fondo di riserva».
A Roma, quindi, la parola definitiva. Si attende e si spera. Pierantonio, Sant’Orfeto e Pian d’Assino non possono essere lasciate morire nell’indifferenza.


