di Marco Brunacci
PERUGIA – Nel giorno della convention con le sue liste al Capitini, Margherita Scoccia segna la svolta per diventare protagonista assoluta della sua campagna elettorale.
1.Ascolta il sindaco Romizi che si sente oggetto di “accuse incredibili” dell’opposizione («Dicono che sono un tagliatori di nastri, certo noi le cose le facciamo e poi le inauguriamo. Altri evidentemente non le facevano e non avevano niente da inaugurare»), lo ascolta mentre Romizi ricorda quante opere pubbliche, quanti soldi per tappare le buche sulle strade ha messo il suo governo cittadino dopo aver risistemato il bilancio cittadino drammatico («Quando siamo entrati non abbiamo trovato neanche i soldi per pagare gli stipendi dei dipendenti comunali»), e poi ne prende virtualmente il testimone. «Voglio continuare questo lavoro, impegnativo, oscuro. Finora non lo abbiamo neppure comunicato, ma dovevamo lavorare per la nostra splendida città».
2.Da qui in poi Scoccia si prende la scena, per niente titubante e spiega che ha perfettamente in mente che, se vince, sarà lei il sindaco e ha un ben chiaro progetto suo: «Sacrifico la mia famiglia ogni giorno in questa entusiasmante campagna elettorale. Ringrazio i miei figli per la pazienza, ma il lavoro che voglio continuare a fare per questa città merita tutto il mio impegno».
3.Ora inizia a parlare della sua “avversaria”. «Sarò sincera. Non mi fa paura il pugno chiuso esibito o la stella rossa tatuata ostentata. Mi fa paura sentir dire che lei e i suoi vogliono “riprendersi” la città. La città, la nostra Perugia, oggi è di tutti, senza che per essere ascoltati servano tessere di partito, in particolare una, come è successo in passato, e mi batterò perché Perugia continui ad essere di tutti, non di una parte contro un’altra».
4.Scoccia è pronta per firmare l’impegno per la città. «È vero – dice – per fare, spesso non abbiamo comunicato quello che stavamo facendo. È vero, siamo soddisfatti di tante cose che siamo riusciti a fare, ma abbiamo anche sbagliato e non abbiamo fatto alcune cose che avremmo voluto fare. Per questo motivo sono qui, pronta a dare tutto il tempo alla mia città: con lo stesso impegno di questi anni e la stessa passione, con lo stesso metodo di ascolto e di concretezza, che larghissima parte della città ha apprezzato – come affermano univoci i sondaggi fatti su questo punto – mi candido a essere il sindaco di tutti i cittadini». Insomma: metodo Romizi, pluralismo e dottrina del fare, nessuna barriera ideologica ma interpretata in maniera nuova, al femminile.
5.Non solo non si torna indietro, ma si va molto avanti. «Mi sarebbe piaciuto, non lo nego, – aggiunge Scoccia – confrontarmi sui temi, ma ogni volta che andiamo sul concreto tra i nostri avversari c’è chi scappa, chi fa inversione a U, chi rinvia le decisioni a una ipotetica partecipazione popolare, che è stata fatta e rifatta per vent’anni. Noi faremo il Nodo, il tram bus e tutte quelle opere delle quali abbiamo posto le fondamenta e che renderanno Perugia più nuova e più bella. Andremo avanti avanti a fare, realizzare e sì, anche a tagliare i nastri».
Come dire: senza fare proclami, ma pronti per la sfida di una nuova primavera di Perugia.


