PERUGIA – «Gli infortuni non avvengono per fatalità, va cambiato il sistema d’impresa che genera insicurezza, precarietà e competizione al ribasso. Per questo nei prossimi mesi ci mobiliteremo per contrastare appalti selvaggi, sia pubblici che privati, e modelli produttivi caratterizzati ancora da scarsi investimenti e riduzione dei diritti come leva competitiva». È il messaggio lanciato da Cgil Umbria in occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, martedì 28 aprile, destinato alle istituzioni e alle associazioni datoriali.
«La principale iniziativa della nostra Confederazione – dichiarano da Cgil Umbria – sarà la raccolta firme per due proposte di legge di iniziativa popolare, una sugli appalti ed l’altra sulla sanità pubblica, entrambe importanti per garantire prevenzione e salute nei luoghi di lavoro. Sugli appalti serve ricondurre le responsabilità in cima al processo, rafforzando ulteriormente la responsabilità solidale in capo al committente in caso di non rispetto dei trattamenti economici e normative e di mancati pagamenti delle retribuzioni. Questa necessità la sentiamo anche per le pubbliche amministrazioni, dove questi fenomeni avvengono tanto quanto nel privato. Va evitata la frammentazione a cascata che scarica in basso le contraddizioni del sistema e genera sfruttamento, basse retribuzioni e rischio infortuni. Così come serve regolamentare la corretta applicazione dei Ccnl, riconoscendo ai lavoratori in appalto le stesse tutele economiche e normative riconosciute ai lavoratori ed alle lavoratrici diretti e dirette. Nell’ambito della salute, il tema dei luoghi di lavoro è centrale, e dal nostro punto di vista serve potenziare il sistema pubblico come proponiamo nella seconda proposta di iniziativa di legge popolare, dedicata alla sanità pubblica».
«Abbiamo portato avanti queste proposte – spiegano dal sindacato – anche nel tavolo di coordinamento regionale sulla salute e sicurezza riunito lunedì 27 aprile in Regione, dove è stata presentata l’ipotesi di piano di prevenzione 2026-2031 da parte del Dipartimento regionale dell’assessorato alla Salute. Un’ipotesi che sta per essere approvata dal Ministero e che determinerà la prossima programmazione quinquennale sulla prevenzione che ogni regione dovrà attuare”. “Occorre impegnarsi molto di più – proseguono dal sindacato – non solo sul fronte della formazione e della divulgazione di buone prassi, ma anche sulla repressione, aumentando i controlli anche attraverso un aumento degli organici degli enti ispettivi. Sul fronte della competizione, chiediamo alle istituzioni di creare una premialità per favorire le imprese che scelgono la qualità del lavoro, rendendo convenienti modelli che salvaguardano la salute, la sicurezza, la giusta retribuzione, così come la partecipazione dei lavoratori alle scelte aziendali. Solo così potremmo dire che stiamo facendo tutto il possibile per sconfiggere la piaga degli infortuni e delle malattie professionali».
«Apprezziamo le parole della presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti – hanno concluso dal sindacato –, la quale ha dichiarato che occorre fare tutto il possibile per sconfiggere la piaga degli infortuni in Umbria. Per questo abbiamo chiesto di riprendere il confronto su questo ambito, anche sul piano politico, sapendo, che il tema è strettamente legato al modello produttivo. Se scegliamo un modello che vuole puntare sulla qualità, per creare nuovo valore, scelta vitale per il futuro dell’Umbria, non possiamo prescindere dalla qualità e dal rispetto del lavoro. Le persone devono tornare ad essere il valore fondamentale delle imprese da preservare e da tutelare».


