TERNI – La domanda, a questo punto, non è più soltanto quanti siano gli asili nido finiti nel piano di esternalizzazione. Sono due: il Peter Pan di via Rosselli e l’asilo aziendale di via Cadore. La domanda vera è un’altra: perché una strada che era già stata esaminata, ma senza arrivare a stanziare importi così rilevanti a favore dei privati, oggi diventa un bando da circa un milione e mezzo di euro?
È qui che il caso degli asili nido di Palazzo Spada cambia natura. Non più soltanto una questione organizzativa, legata alla carenza di personale o alla difficoltà di garantire la gestione diretta dei servizi educativi. Ma una scelta politica, economica e amministrativa che sposta risorse pubbliche da un possibile rafforzamento della macchina comunale al sistema delle cooperative.
Secondo quanto risulta, la determina allegata al percorso di esternalizzazione era stata già discussa in passato su proposta di Mazzoli, responsabile dell’Ufficio Diritto allo Studio – Sistema Formativo Integrato Territoriale, struttura che si occupa della gestione dei servizi scolastici essenziali, dal trasporto alla mensa fino alle attività educative. Una linea tecnica, quella dell’affidamento all’esterno, che avrebbe dovuto rispondere alla difficoltà del Comune di sostenere con il solo personale interno la piena gestione delle strutture.
Ma quella proposta, nella precedente giunta dell’amministrazione Bandecchi, non avrebbe trovato un sostegno pieno. Non tanto, o non solo, sull’ipotesi astratta di coinvolgere soggetti esterni. Il punto vero era un altro: stanziare somme così consistenti a favore delle eventuali cooperative.
Secondo fonti vicine al dossier, l’ipotesi di esternalizzare le due strutture era stata valutata già prima del rimpasto, ma dentro un perimetro molto diverso: senza compensi di questa portata, con la garanzia di non modificare le tariffe a carico delle famiglie e con attenzione alla tutela della parte occupazionale. In altre parole: se esternalizzazione doveva essere, non doveva trasformarsi in un maxi-trasferimento di risorse pubbliche verso il privato sociale.
Con la nuova giunta, invece, quella linea è passata. E il bando prende forma con uno stanziamento complessivo da circa 1.500.000 euro. Una cifra che pesa, soprattutto perché arriva mentre sul tavolo c’era — e resta politicamente aperto — il tema del piano assunzionale del Comune.
Ed è questo il nodo più delicato. Le risorse che avrebbero potuto sostenere l’incremento della parte assunzionale dell’ente, rafforzando il personale comunale e quindi la gestione pubblica dei servizi, vengono ora orientate verso l’affidamento alle cooperative. Il risultato è un cambio di rotta sostanziale: invece di investire su educatrici, personale e continuità interna al Comune, Palazzo Spada sceglie di pagare un soggetto esterno per garantire il servizio.
La motivazione ufficiale è nota: l’ente non avrebbe organico, mezzi e risorse sufficienti per assicurare direttamente la gestione. Ma proprio questa motivazione apre il paradosso. Se il problema è la carenza di personale, perché non utilizzare le risorse per assumere? Se il Comune ha bisogno di rafforzare la propria capacità operativa, perché destinare un milione e mezzo a un affidamento esterno invece che al consolidamento della struttura pubblica?
La vicenda si inserisce così nel solco già emerso negli ultimi giorni: da una parte la narrazione dell’efficienza, della rapidità, della necessità di garantire il servizio; dall’altra la sostanza di una scelta che consegna due strutture educative comunali alla gestione delle cooperative, con un costo importante per le casse pubbliche.
E allora il punto non è più se l’esternalizzazione fosse stata o meno ipotizzata anche prima. Sì, secondo quanto riferito, era stata ipotizzata. Ma non in questi termini. Non con questo impianto economico. Non con un bando da un milione e mezzo. Non sacrificando, di fatto, il percorso assunzionale che avrebbe potuto rafforzare il Comune.
La differenza tra prima e dopo il rimpasto sta tutta qui: con la precedente giunta dell’amministrazione Bandecchi la linea Mazzoli non era passata nella sua versione più onerosa; con la nuova giunta, invece, ha trovato via libera. E così il caso degli asili nido diventa l’ennesimo terreno su cui misurare la distanza tra gestione pubblica annunciata, servizi da garantire e risorse che finiscono fuori dal perimetro comunale.
Per le famiglie, resta da capire se le tariffe saranno davvero blindate e se la qualità del servizio resterà invariata. Per il personale, resta il tema della continuità occupazionale. Per il Comune, invece, resta una domanda politica: si vuole costruire una macchina pubblica più forte o si preferisce affidare pezzi di servizio all’esterno?
Perché alla fine, dietro la formula tecnica della concessione, c’è una scelta molto concreta: un milione e mezzo alle cooperative, mentre il piano assunzionale resta sullo sfondo.


