di Marco Brunacci
PERUGIA – La storia in Regione dell’ottimo professor Ferrucci, amministratore unico di Sviluppumbria, non è in realtà mai iniziata.
Proietti ha tentato di dare un tocco moderato e una verniciata di competenza a un governo di sinistra che si mostra come radicale, ma dopo il no risolluto del tosto rettore Marianelli a continuare a percepire lo stipendio da professore universitario se si è amministratore unico di una società, è iniziata l’odissea, finita col naufragio del tentativo della presidente.
Dopo l’anticipazione di Umbria7 sulle sue dimissioni, al povero Ferrucci, un po’ per guadagnare tempo, un po’ per tentare di non incassare l’ennesimo fallimento, è stata proposta tutta una galleria degli orrori di incarichi e poltrone alternative.
Da una Sviluppumbria ri-trasformata in improbabile consiglio di amministrazione per aggirare la questione dello stipendio, a una candidatura in Gepafin cui è stato convinto, sapendo che Campagna era imbattibile, fino a una improbabile fusione Gepafin-Sviluppumbria già giuridicamente bocciata in passato.
A questo florilegio si è aggiunta una promessa futura per un assessorato (magari alla sanità) e un mezzo ammiccamento per diventare Capo di Gabinetto.
Tutto, si badi bene, non per utilizzare una professionalità per aiutare l’Umbria a restare in piedi tra diluvio di tasse, economia in difficoltà, sanità senza commenti, grandi progetti fermi e caos mobilità. Piuttosto invece dentro la logica di un valzer di poltrone e stipendi pubblici che la Prima Repubblica non è stata capace di fare, visto che qui in Umbria siamo arrivati a nominare una ex deputata grillina ai vertici di una Agenzia pubblica, quando questo è considerato vietato a tutti gli altri partiti.
Finisce malissimo oggi, con Ferrucci che si è stancato di fare la marionetta che prende le botte in testa in questo teatrino dei pupi e manda una lettera alla Proietti con una critica che suona come una stroncatura da un militante del centrosinistra.
E così l’esperienza di governo si è messa davvero in salita per la presidente di Assisi, alle prese con un consenso ormai tanto ridotto e una coalizione divisa tra la fuga a Roma e la resa dei conti interna, con l’assessore De Rebotti sempre sul filo del rimpasto, sorretto solo dalla teoria dello “shangai”: se muovi un bastoncino, viene giù tutto.
Intanto, si fa scaldare a bordo campo i pretendenti (a partire da Ottone), in un disperato tentativo di recuperare almeno un po’ di consensi in quella terra maltrattata dalla Regione.
Al Sud dell’Umbria, dove vengono promessi due ospedali nuovi assurdamente a un tiro di schioppo l’uno dall’altro e dove non se ne farà nessuno da qui a poco. O forse si fa quello inutile di Narni. E non si farà invece la clinica e non si farà lo stadio.
Chiusura su Ferrucci: poteva andarsene prima, si è esposto al malevolo giudizio popolare, ma alla fine pare abbia capito la lezione. Serva per il futuro.


