Marco Brunacci
PERUGIA – Da Punto zero a Punto 007. Chi è che ha avuto dal bando di concorso, la licenza di togliere di mezzo, di fatto, gli attuali collaboratori per far spazio solo agli esterni?
L’Agenzia regionale che si occupa di digitale e sovrintende soprattutto alle liste d’attesa (che la presidente Proietti, assessore anche alla sanità, non intende monitorare pubblicamente a cadenza serrata, come da risposta alla consigliera Pace, in apposita interrogazione) passerà, come sottolineato da Umbria7, da 460 a 660 dipendenti.
Duecento assunzioni a 19 mila euro e spicci annui neanche Remo Gaspari ai tempi belli della Dc riusciva a pianificare pur avendo Poste italiane a disposizione.
Ma al di là dell’impressionante incremento (per altro i 400 milioni di tasse in più in qualche modo vanno spesi) del personale, c’è il tema di come si entra.
Alcuni sindacalisti, che non si fanno menar per l’aia, hanno scoperto che 16 dei 20 punti previsti dal bando per valutare i candidati vengono assegnati in base ai titoli presentati. Solo 4 per l’esperienza lavorativa, pure quella nel settore. Un vantaggio per i giovani? Soprattutto si tratta di un allargamento della platea degli assunti al di fuori di quelli che sono stati finora a collaborare con l’Agenzia. Si pensa al consenso, potenzialmente elettorale? No, per carità, ma ci si dovrà pensare.
L’esperienza che gli attuali collaboratori si sono fatti potrebbe essere utile, ma non viene praticamente calcolata a fronte di un titolo di studio qualunque e in qualsiasi materia.
Nessun sindacalista sembra disposto al momento a salire sulle barricate, ma certo viene chiesta una riflessione.
Un Punto 007 con licenza di far fuori tutti coloro che già collaborano con Punto Zero, non è un bel film da vedere.


