L’atto di indirizzo di Marco Celestino Cecconi (Fratelli d’Italia)
TERNI – Un regolamento comunale che leghi la permanenza dei benefici pubblici alla corresponsabilità dei genitori nei percorsi di recupero dei figli minorenni autori di reati. È il contenuto dell’atto di indirizzo presentato dal consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Marco Celestino Cecconi, che impegna sindaco e giunta ad adottare uno strumento normativo specifico in materia di progetti di aiuto del Servizio Sociale Professionale.
Il documento muove da una premessa: accanto agli interventi legati alla pura sopravvivenza, i comuni erogano contributi e benefici non essenziali alle famiglie. Tra questi, secondo l’atto, figurano gli alloggi popolari, i contributi economici facoltativi, i buoni pasto, il trasporto scolastico e varie agevolazioni. Cecconi richiama il crescente coinvolgimento di minorenni in attività illegali riconducibili alle cosiddette baby gang, definite nel testo anche «maranza», che generano allarme sociale e indignazione. Tali condotte comprendono atti vandalici che deturpano il decoro cittadino e comportamenti vessatori nei confronti dei coetanei.
L’atto ricorda inoltre che i minori punibili e assicurati alla giustizia devono, o dovrebbero, collaborare al percorso rieducativo o riabilitativo predisposto dai servizi sociali. Il progetto di aiuto condiviso prevede l’assunzione di corresponsabilità da parte dei genitori, affinché si realizzi il cambiamento atteso e vengano rimosse le cause del disagio.
Sul piano operativo, il consigliere chiede che il regolamento disciplini le fasi essenziali di redazione dei progetti di aiuto rivolti ai nuclei con figli minori e consenta una verifica immediata dell’utilizzo delle risorse già attribuite. Rientrano nel perimetro contributi economici straordinari, assegnazione di alloggi popolari, esenzioni o riduzioni di rette e servizi e altri contributi a carico del bilancio comunale. La verifica scatterebbe nei casi in cui i figli minori si rendano responsabili di reati contestati dall’Autorità di Pubblica Sicurezza e dall’Autorità Giudiziaria.
La seconda parte del dispositivo impegna l’amministrazione a sottoporre a revoca i sussidi nei soli casi più gravi e reiterati. Il provvedimento sarebbe subordinato alla certificazione degli assistenti sociali, chiamati ad attestare la mancata collaborazione dei genitori o il venir meno della loro capacità di intervenire sui figli nelle direzioni indicate anche dai progetti di recupero. L’obiettivo dichiarato è responsabilizzare economicamente le famiglie e restituire un senso di giustizia in grado di rafforzare la comunità cittadina dall’interno.
Il ruolo attribuito ai professionisti del servizio sociale rappresenta un elemento centrale dell’impianto: la revoca non sarebbe automatica, ma vincolata a una valutazione tecnica sulla collaborazione dei nuclei familiari. Sarà il dibattito in aula a chiarire i termini applicativi della proposta, a partire dai criteri di accertamento e dalle tutele per i minori che vivono nei nuclei interessati.


