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Crisi Bandecchi, l’opposizione conta 18 consiglieri. Ma per le dimissioni i numeri non tornano

Da Fratelli d’Italia al Pd, passando per i quattro dissidenti: sulla carta ci sarebbero i numeri per chiudere la consiliatura, ma le differenti posizioni politiche continuano a impedire il raggiungimento delle 17 firme. Il sindaco resta senza maggioranza, ma le divisioni delle opposizioni gli consentono di andare avanti

TERNI – Diciotto consiglieri fuori dalla maggioranza, quattordici a sostegno del sindaco Stefano Bandecchi. È questa la nuova fotografia politica del Consiglio comunale di Terni dopo la rottura con i quattro consiglieri di Per Terni. Un dato che, almeno sulla carta, collocherebbe le opposizioni oltre la soglia delle 17 firme necessarie per determinare lo scioglimento anticipato del Consiglio attraverso le dimissioni contestuali. Ma tra i numeri teorici e quelli effettivi resta una distanza significativa.

Il fronte delle opposizioni comprende i tre consiglieri di Fratelli d’Italia, Marco Celestino Cecconi, Roberto Pastura ed Elena Proietti Trotti; i quattro del Partito Democratico, Pierluigi Spinelli, Michele Di Girolamo, Leonardo Patalocco ed Emidio Mattia Gubbiotti; il rappresentante del Movimento 5 Stelle Claudio Fiorelli e Orlando Masselli, oggi vicino a Futuro Nazionale.
A questi si aggiungono Cinzia Fabrizi, Roberta Trippini e Guido Verdecchia, quest’ultimo recentemente approdato a Forza Italia, oltre ai quattro consiglieri del gruppo Per Terni: Andrea Sterlini, Marina Severoni, Federica Mengaroni e Andrea Colasanti. Completano il quadro Francesco Maria Ferranti e Valdimiro Orsini.

Un insieme di 18 consiglieri che, tuttavia, non rappresenta un fronte politicamente omogeneo. Le differenze riguardano soprattutto i tempi e le modalità con cui affrontare la crisi, oltre alla disponibilità a sottoscrivere le dimissioni contestuali.
In questo contesto si inserisce anche la posizione di Ferranti, capogruppo consiliare di Forza Italia ma attualmente non iscritto al partito, che lamenta il mancato coinvolgimento da parte degli stessi vertici azzurri nella gestione politica della crisi e nella definizione della strategia sulle dimissioni. Una questione interna al partito che si aggiunge alle difficoltà di coordinamento del centrodestra.
Anche la posizione dei quattro consiglieri di Per Terni merita attenzione. Sterlini e Severoni hanno assunto una linea di netta contrapposizione al sindaco, mentre Mengaroni è stata al centro di ipotesi di riavvicinamento alla maggioranza. Il passaggio all’opposizione è ormai formalizzato, ma non coincide necessariamente con una comune disponibilità a interrompere anticipatamente la consiliatura.
Resta poi la distinzione tra chi ha già aderito all’iniziativa delle dimissioni davanti al notaio e chi, pur collocandosi all’opposizione, non ha ancora formalizzato la propria disponibilità. Un elemento che spiega perché, nonostante i 18 consiglieri teoricamente contrari all’amministrazione, non sia stato finora raggiunto il numero necessario per chiudere l’esperienza amministrativa.
La situazione appare quindi paradossale: Bandecchi non dispone più di una maggioranza autonoma, ma le opposizioni, pur essendo numericamente superiori, non riescono a esprimere una posizione comune sulla conclusione anticipata del mandato.

Il sindaco continua così ad amministrare, mentre la crisi politica resta aperta e ogni nuovo passaggio consiliare rappresenta una verifica degli equilibri di Palazzo Spada. Perché, al di là delle dichiarazioni e delle iniziative politiche, il dato resta uno: i 18 consiglieri dell’opposizione esistono sulla carta, le 17 firme necessarie per mandare tutti a casa ancora no

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