POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Tutti aperti l’11, parrucchieri inclusi. Bar e ristoranti il 18. Con un asso nella manica: uno studio dettagliato su rischi e prevenzione del contagio sul lavoro. Ma di aperture prima del 18 Boccia, che minaccia i governatori di cassare le loro ordinanze, non ne vuol sapere
di Marco Brunacci
PERUGIA – Ecco il documento atteso, pronto per essere presentato alla Conferenza delle Regioni e poi al Governo, per domani, come annunciato qualche giorno fa da Cityjournal, sperando che ci sia maggiore attenzione di quella mostrata da Orban-Boccia, ministro che nell’incontro odierno ha infilata una serie di minacciosi moniti davanti ai governatori, annunciando iniziative per cassare tutte le ordinanze che non rispettano rigorosamente le disposizioni di legge (quindi la legge resta valida per le Regioni, mentre, come dice Matteo Renzi, sembra non valere la stessa cosa per il Governo).
Allora, ecco il cronoprogramma proposto dall’Umbria:
il 4 maggio, secondo l’Umbria, oltre a tutte le imprese, devono riaprire le toelettature per cani
l’11 ecco tutti i negozi al dettaglio insieme con i parrucchieri
il 18 bar e ristoranti
il 25 i centri estetici
l’1 giugno le attività alberghiere finora escluse e le spa
LE MODALITÀ
Le modalità: vanno seguite dappertutto le 5 linee guida della Regione: mascherine e guanti, spazi tra l’uno e l’altro lavoratore e cliente, gel disinfettanti, insieme a operazioni di screening e pre screening attraverso tamponi mirati e accurato monitoraggio, come vuole il Comitato scientifico a guida del rettore Olioviero che ritiene scientificamente sostenibile il rischio della ripartenza.
COSì DAL PARRUCCHIERI MA MOLTO PRIMA DI GIUGNO
Per i parrucchieri si lavora su appuntamento e si ammette la presenza di un più clienti solo con il distanziamento. Il parrucchiere deve avere mascherina, guanti, camice adeguato. Il cliente deve avere la mascherina e i guanti. Ci deve essere gel disinfettante. Potrebbe essere utile all’inizio anche il termoscanner all’ingresso. La virologa Ilaria Capua ha detto già al mondo intero che è incomprensibile rinviare l’attività dei parrucchieri se fatta in sicurezza.
Nei negozi stesse avvertenze e si entra uno per volta.
BAR E RISTORANTI: LE DISTANZE DA TENERE
Per bar e ristoranti nascono dei problemi. Intanto è ammesso l’asporto e il delivery per tutti. Si può portare a destinazione dal caffè alla brioche al pasto completo al gelato. E, in fila, su appuntamento i ristoranti dal 4 maggio possono confezionare pasti che saranno poi consumati o in ufficio o a casa dai clienti. Se i bar fanno ristorazione vale lo stesso discorso.
La disposizione per tutti è che ci siano almeno due metri distanza tra un tavolo e l’altro e un metro tra un commensale (o cliente di bar) e l’altro allo stesso tavolo. Il massimo consentito è quello del 50% della capienza preCovid. Consigliati anche inframezzi tra un tavolo e l’altro
La Regione si impegna, previo accordo con l’Anci, di allargare gli spazi all’aperto a disposizione di bar e ristoranti ogni volta che possibile, mantenendo i due metri e il metro tra commensali nello stesso tavolo.
GLI SPORT COME IL GOLF, CHE NON HA ALCUN SENSO TENER CHIUSI
Per i cittadini non c’è nulla? L’Umbria si è impegnata per le imprese, lasciando al Governo le decisioni sull’allentamento dei limiti per i cittadini. Ma continua a chiedere in pressing la possibilità di fare jogging con maggiore libertà, quindi spazio agli sport individuali e a quelli come il golf, che non ha senso tener chiuso. Oppure il tennis.
PRESSING SUI SOLDI CHE NON ARRIVANO
E ancora l’Umbria chiede di sapere che fine hanno fatto i soldi che devono arrivare per gli ammortizzatori sociali, o, sul fronte dei bambini, pretende spiegazioni che non ha – lo ripeterà anche stavolta – sui centri estivi, indispensabili, secondo Tesei, per le famiglie, e il bonus baby sitter che si è perso nel Gran Labirinto delle Norme Confuse, che a furia di voler essere dirigiste, frutto di un vetero statalismo allo stesso tempo ingenuo e becero, diventano ridicole (i congiunti amici, gli affetti stabili, i prestiti d’amore delle banche, quando sarà tutto finito, saranno materiale da barzellette).
LA MEDIAZIONE TESEI
La Tesei si presenta come mediatrice al Governo: accetta di non fare ordinanze, non ne ha mai fatte, non vuole strappi per stile e convinzione, ma pretende attenzione. Le richieste dell’Umbria non sono solo ragionevoli, sono basate su solide basi: una sanità che ha retto straordinariamente bene, fino a diventare benchmark nazionale, la grande emergenza, ne è uscita con un sistema vigile, flessibile e reattivo. Ha dei numeri che sono davanti a tutti e solo con gli occhi foderati di prosciutti non si colgono. Li ha ottenuti nonostante fosse stretta tra le Marche disastrate e la Romagna a pezzi, e neanche la Toscana stava bene.
CON CONTAGI ELEVATI SI RICHIUDE
L’Umbria naturalmente garantisce che se R0 torna a 1 si chiude di nuovo. Adesso siamo a 0.4. Al top in Italia. Ma neanche questo basterà dice il Comitato tecnico scientifico: saraà necessario monitorare, con tamponi e screening.
Qui la questione si fa seria. L’Umbria è pronta a qualunque monitoraggio di massa. Ma Arcuri, il Grande Imbronciato, il Signor Ci Penso IO ma poi la roba non arriva, annunciava che poteva mandare solo 1500 tamponi sierologici.
Considerando che l’Umbria ne ha chiesti 20mila di sierologici, ma anche 20mila di molecolari e 20mila di quelli “normali” è l’ennesimo sgarbo del Governo e relative task force (Arcuri si è preso i ventilatori per le terapie intensive trovati e pagati dalla Fondazione Cassa di risparmio di Perugia, che ha dovuto ordinarne altri, in arrivo il 15 maggio. Per buona sorte non sono serviti).
Nota sui test sierologici: vanno di traverso tutti i dì agli oppositori Bori e De Luca, ma non si capisce perchè: se questi test segnalano positivi che poi non si mostrano positivi vuol dire che danno più garanzie per tutti noi. Anche l’altro oppositore Fora – ben altro stile – non ne può più di averli come compagni di strada.
L’ASSO NELLA MANICA DELLO STUDIO SUL RISCHIO CONTAGI SUI LUOGHI DI LAVORO
Altre tre decisive sottolineature, aspettando come finirà domani col Governo.
L’Umbria non è sciagurata, semmai sciagurati quelli che non insistono nel non capire il progetto complessivo di questa emergenza: l’Umbria può presentarsi alla riapertura con tutte le carte in regola perchè avrà anche tra le frecce al suo arco un ospedale da campo, interamente antiCovid, smontabile, ipertecnologico, che entro fine giugno sarà operativo. Come dire: se ci fossero ritorni di fiamma del virus qui c’è una trincea scavata.
Seconda: l’Umbria ha uno studio dettagliatissimo sui rischi sul lavoro che è una sorta di asso nella manica. E’ in grado di far operare non al buio, ma guardando ben in faccia a tutto quello che può succedere avendo le armi per prevenire in tutti i modi in cui si può.
Per questo un po’ fa specie che, davanti ai rappresentanti delle categorie, Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, Cna contenti e decisi a sostenere lo sforzo dell’Umbria, ci siano stati i sindacati che si sono mostrati tiepidi come la Cisl, imbarazzati, come la Uil e addirittura critici come la Cgil. Che tra l’altro ha preso in tutto e per tutto una posizione contraria anche a quella che ha il Pd.
Se – in una stagione così tremenda – si continua a ragionare per partito preso, beh, allora davvero questo Paese non si guarisce più.
IMPROVVISAMENTE SI SCOPRONO LE DIVERSE AREE DEL PAESE
Ultima sottolineatura: Boccia, tra un minaccioso monito e l’altro, ha lasciato intendere che le Regioni con i migliori potranno ripartire dal 18. La data del 18 non ha alcun senso logico. Ogni riapertura, quando si farà, avrà dei rischi. Ammettere dal 18, poi, una differenziazione tra aree d’Italia e Regioni e non farlo da subito è la dimostrazione che siamo ufficialmente affidati alle mani del Signore. Confidando nelle sue cure.
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