POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Partita la corsa per la segreteria regionale dell’ex partito egemone dell’Umbria. Bori (favorito), contro i sindaci De Rebotti e Presciutti e la sorpresa che viene dal Trasimeno, Torrini. Si comincia dall’Arbore del “meno siamo e meglio stiamo” più che da Pietro Conti
di Marco Brunacci
PERUGIA – È partita la sfida per diventare segretario regionale del Pd. Quattro candidati, immagini, programmi e linee diverse. Con 3 su 4 che ce l’hanno con le regole “imposte” – è il termine usato dagli scontenti – dagli attuali vertici del partito umbro e nazionale. Regole molto criticate da alcuni perché hanno riservato agli iscritti del 2019 la consultazione.
Secondo i contestatori “meno siamo e meglio stiamo” è il criterio di questo congresso che sta prendendo le mosse nei circoli (chiusi in alcune città importanti dell’Umbria, che con queste regole non potranno essere rappresentate). Alla fine decideranno i 6mila del 2019. Ma probabilmente saranno anche meno a votare. Forse anche parecchi di meno. Ma questo è.
E allora: il primo candidato è Tommaso Bori, il più giovane e il più favorito, linea molto di sinistra, da capogruppo in Regione fa un’opposizione che – non si offenderà – è molto grillante, urlata e in salsa grillina. Esponendosi anche a qualche infortunio: dopo accuse e ironie sul progetto dell’ospedale da campo della Tesei e del suo assessore “veneto” Coletto, ha dovuto prendere atto che quella delle terapie intensive mobili era la linea del Governo rossoverde e l’Umbria era stata solo la Regione guida, come era facile capire dal fatto che Bankitalia aveva finanziato l’iniziativa.
Alle ultime elezioni ha ottenuto un numero di preferenze da record (oltre seimila) e a Perugia la sua linea di oppositore radicale è piaciuta molto allo zoccolo duro del partito. Ve bene: qualcuno lo accusa di essere un giovane vecchio, che piace ad apparatnik e nomenclatura, da svolta ma nel senso di “torniamo ai Ds”, ma è fuori discussione che sta aggregando settori importanti del partito. Ed ha avuto due endorsement non attesi e che contano: Anna Ascani e Simona Meloni. Non si può neanche affermare che sia l’uomo dell’attuale e molto criticato commissario Walter Verini perchè ha avuto con lui anche frizioni, nel momento in cui pareva che la linea Zingaretti-Verini fosse portare alla segreteria umbra Camilla Laureti.
Due gli sfidanti che hanno possibilità di mettersi di traverso alla marcia trionfale del giovane Bori e di non consentire una vittoria per acclamazione all’assemblea regionale (Bori dovrebbe avere più del 50% dei consensi nei circoli) e sono due sindaci, non certo vecchi ma due di esperienza.
Il primo è il presidente di Anci Umbria, Francesco De Rebotti, sindaco di Narni. Provenienza filiera Pci-Pds-Ds ma punto di riferimento del Pd in tutto il sud dell’Umbria (magari non lo ama Paparelli a Terni). De Rebotti è considerato uomo di equilibrio ma anche militante appassionato. Pescherà nelle stesse acque di Bori, ma viene dal Pd di governo, quello che ha deciso (con la filiera Pci-Pds-Ds) tutta la storia recente dell’Umbria, facendo da solo maggioranza e opposizione, decidendo linee guida e destini, grandezze e miserie. I rapporti con la segreteria nazionale? Mah. Quelli con quel che resta della nomenclatura? Magari meno buoni di quelli di Bori, ma non malissimo.
Ecco il secondo sindaco, Massimiliano Presciutti, autore di una delle poche vere, vincenti performance delle ultime disastrose elezioni umbre per il Pd: quella per il Comune di Gualdo Tadino senza alcun affanno. Essendo stato il sindaco uscente si deve concludere che la gente lo ha apprezzato e stimato. E questo è la sua forza: è popolare. Non a caso il recinto strettissimo dentro il quale si svolgerà il congresso regionale lo penalizza. Ma lui un po’ è quello che dicono i suoi avversari: un “cavallo pazzo” almeno nel senso che per certo non si ferma davanti alle difficoltà anche quando sembrano sovrastarlo e sembra irragionevole combattere. E poi dice quel che pensa e non si tira indietro. Se decidessero tra Roma e i sinedri dei nostalgici del Pci avrebbe perso a zero prima di cominciare. Ma lui conta nella forza plurale del Pd, nel fatto che non è e non deve tornare ad essere la stessa cosa dei Ds, che è nato con una vocazione, e che quella vocazione sola potrà permettergli di essere protagonista in Umbria e anche in Italia.
Presciutti rappresenta davvero l’ala moderata del partito? Lui tanto moderato non è ma di sicuro è il più vicino a quelle istanze di base e chi in quelle si riconosce, alla fine, starà dietro a lui. Come mai non ha accettato di dare una mano a De Rebotti che è il più vicino alla sua idea di Pd? Perchè per lui il programma dettagliato è tutto. Fatti e atti concreti (ne ha una intera sfilza e non perde occasione per snocciolare). E, come De Rebotti, è del Pd che vuol governare, con l’appoggio dei cittadini e non delle lune – spesso di traverso – dei 5 stelle, per fare le cose.
Infine, la sorpresa. Il quarto candidato viene da sinistra. Più da sinistra di Bori, garantito. Si chiama Alessandro Torrini. Non è giovane (più di 60 anni), è stato nella commissione di garanzia e – anche se è difficile che lo dica in pubblica – era discretamente stizzito per come sono state fissate le regole e per come è stato impacchettato il congresso. La sua candidatura è un grido, chiede un voto per la democrazia nel partito, non è detto che non lo ottenga. Anzi. Ha dalla sua esperienza politica straordinario all’interno della filiera Pci-Pds-Ds-Pd nell’unica zona dell’Umbria dove non c’è stato alcun sgretolamento del vecchio monolite-gigante rosso che guidava la regione con vantaggi abissali, che è il Trasimeno. Attenti prima di darlo per sconfitto. Tra Castiglione e Corciano lo conoscono bene e lo rispettano.
Questo lo stato dell’arte. Covid permettendo ci vorranno un paio di mesi e poi si chiude. Sarà la prima segreteria regionale del Pd di opposizione. Dovrà subito far capire passando da quale parte intende provare a riprendersi l’Umbria. Una sfida tutta da seguire. Anche se si parte più dall’Arbore del “meno siamo e meglio stiamo” che da Pietro Conti.
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