POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Nel giorno in cui l’Fmi riduce al 3% la risalita italiana nel 2021 (dopo il tracollo del 9,2% del 2020), segnali di speranza dai distretti industriali umbri che provano a fare squadra a rilanciarsi sui mercati mondiali. Ma serve un progetto non solo regionale
di Marco Brunacci
PERUGIA – L’emergenza sanitaria dà segnali di allentamento in Italia, ma non ancora in Umbria.
La regione continua ad avere un numero troppo alto di casi – 275 su 4766 tamponi – con un tasso di positività ben superiore a quello della media nazionale che è scesa al 4,1. Quel che è peggio è il numero dei ricoverati: siamo arrivati, con un balzo di 51, a 384, con 50 (più 4) in terapia intensiva. Un segnale ulteriore che conferma un trend: quella catena di contagio che si è innestata già prima di Natale, con le visite a persone anziane, anche nelle strutture dedicate, ha dato il via ad una emergenza regionale dal quale non si esce ancora. Il dato meno negativo è quello della letalità: resta bassa rispetto al resto d’Italia, segno che la sanità umbra cura bene (5 decessi nelle ultime 24 ore) e comunque la reazione è efficace, ma la pressione sulle strutture ancora elevata.
EMERGENZA ECONOMIA
La premessa per dire però che ora stanno arrivando i numeri di quella che sarà la prossima grande emergenza, non appena si riesce a uscire dalla crisi pandemica sanitaria (dei vaccini ancora oggi non parliamo, ma molti segnali fanno pensare che l’assurdo empasse di questi giorni verrà superato e si andrà alla vitale campagna di vaccinazione di massa in tempi regionevoli).
Parliamo dell’emergenza economica. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha tagliato drasticamente le previsioni di crescita del Pil italiano per il 2021 riducendole al 3%. Essendo evidentemente considerata come una valutazione, alla notizia non è stata data molta enfasi. Fatto curioso. Visto che il 2020 si chiude con un Pil italiano che ha perso più del 9% e che sono tanti gli indicatori di gravi disagi sociali.
EXPORT, TRE MESI DA INCORNIARE
L’economia della piccola Umbria, in questo contesto già drammatico, non può certo fare miracoli, e non si attendono dati che si discostino di molto, per manifattura e servizi, da quelli nazionali.
TRA CINA E RUSSIA
Ma vale la pena sottolineare un dato che ha un rilievo soprattutto in prospettiva: l’export dell’Umbria, nel terzo trimestre del 2020, quindi in piena pandemia, è aumentato dell’8,3%. Complessivamente siamo a una contrazione su base annua del 6.4%. Contando i fattori Cucinelli-Spagnoli, con ogni evidenza importanti, e il distretto del cachemire in generale, non vanno male neanche l’olio nè il mobile dell’Alto Tevere. Interessante notare che la Cina è in cima all’incremento delle esportazioni umbre (+72.9%), segue ma al 25% la Federazione russa e solo all’8.8 gli Usa.
Ma qui non è la geopolitica che conta – sarà importante, tra qualche mese, e ci si dovrà fare i conti, altro che – ma che l’export umbro è vitale, gli imprenditori non mollano, si attrezzano, continuano a produrre qualità. E che il player Regione stavolta sta loro dietro, cercando di aiutare – per quel che può – in ogni modo.
IL GOVERNO E LE SBERLE
Detto questo si avvicina a grandi passi la crisi economica post Covid, che si può anche risolvere – questo va detto – scaricando tutto il debito sulle prossime generazioni. Ma non è un bel modo, ma soprattutto non sembra un modo del tutto praticabile. Come hanno già fatto sapere in ogni modo i Paesi con i bilanci meno disastrati.
E’ per questo che, tra tanti giochi di Palazzo, adesso rimbalza da Roma qualche idea meno ovvia e trita sul destino del Governo italiano. Cioè? Provare a fare un esecutivo che di economia mastichi e che sappia trattare con i potenti partner dell’Italia in Europa e nel mondo senza prendere solo sberle.
L’IPOTESI COTTARELLI
L'”umbro” Draghi sembra sempre intenzionato a non entrare in gioco fino al giro della Presidenza della Repubblica – dicono i rumors – ma ci sarebbe Cartabia, ex presidente della Corte Costituzionale , ma soprattutto, sempre che si vada a un serio governo del presidente Mattarella, Carlo Cottarelli, il cui nome è già stato fatto in ambienti vicini al Quirinale anche questa volta. Certo: l’emergenza economica sarà uguale o forse perfino peggiore di quella sanitaria., Ma avrà il vantaggio di potarsi via tutte le facce dei virologi da reality show che ci appestano le giornate, ancora e tanto.
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