Bastano 8 milioni trasferiti nel bilancio della sanità per chiudere la partita delle spese Covid. La maggioranza: Umbria regione tra le migliori in Italia

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | L’opposizione però non molla e con Bori (Pd) chiede alla presidente Tesei di riferire in Assemblea legislativa. Ma l’appuntamento è solo tra 15 giorni e si parlerà di bilancio dell’economia. Zaffini (FdI) in campo: «È stato fatto inutile allarmismo»

di Marco Brunacci

PERUGIA – Una delibera per sistemare i conti della sanità umbra: le spese per il Covid hanno terremotato i conti di tutte le Regioni italiane, meno però quelli dell’Umbria. Era la tesi della maggioranza, quando si è parlato addirittura di un intervento nazionale diretto. E in maggioranza hanno avuto ragione.

Ieri si è preso atto della necessità di uno spostamento di fondi, fatto trasferendo 8 milioni dal bilancio dei Fondi comunitari a quello della sanità. Tanti? Sicuramente no, visto che si diceva di un buco di 60 milioni per spese Covid. Anche al netto del ripianamento da parte dello Stato (operato, come promesso, ma in parte) il trasferimento di risorse è molto limitato, facendo riferimento alle realtà di quasi tutte le altre regioni che hanno sforato di più.
La minoranza non molla però l’osso: il segretario regionale del Pd, Bori, che aveva chiesto le dimissioni di Coletto per questo sbilancio, ora chiede comunque alla presidente Tesei di riferire in Assemblea legislativa su quello che è successo. Tesei – a quel che si sa – non ha alcuna intenzione di farlo, essendoci la delibera che considera già esauriente, rimandando maggioranza e opposizione al suo intervento sullo stato dell’economia regionale tra due settimane.
Zaffini, leader di FdI, è pronto – dal lato della maggioranza – a stilare una nota di fuoco contro l’opposizione che aveva fatto inutile allarmismo – sostiene – su uno squilibrio di conti che era fisiologico in tempo di Covid e mantenuto in limiti da Regioni tra le migliori d’Italia. E ci ha pure la tentazione, nel difendere Coletto a spada tratta, di chiedere, come contrappasso, le dimissioni del leader dell’opposizione Bori.
Di sicuro è chiuso il confronto su questo aspetto della gestione sanitaria, mentre sta per aprirsi quello della partita sulle nomine dei direttori generali del nuovo corso. Dicono siano tutte pronte. Con decisione prese in 3 casi su 4. E un’ultima scelta, che verrà resa operativa il primo luglio. ancora da perfezionare.

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