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Le proteste contro il patrocinio dell’Umbria Pride e quella di una minoranza di autoferrotranvieri? Entrambe vengono dal passato, giocano su equivoci e privilegiano gli slogan alle idee

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Vi sembra stravagante metterle insieme? Leggete qui: i pilloniani e un pezzetto di Cgil operano le medesime forzatura pur di non accettare le regole di un corretto confronto civile

Perugia pride 2018 (foto Settonce) - ©RIPRODUZIONE RISERVATA
di Marco Brunacci

PERUGIA – Pensate che sia solo un’idea stravagante associare le proteste dei pilloniani (dal senatore leghista Pillon) e quella degli autoferrotranvieri della Cgil?
Fermi, solo pochi secondi di attenzione e poi decidiamo insieme.

1.Intanto entrambi usano slogan del passato e ottengono l’attenzione della gente comune in tanto in quanto vengono gridati con forza (contro un assessore regionale ai trasporti oppure contro la presidente della giunta regionale, la quale ha deciso – per mostrare il suo spirito liberale e di rispetto per lo Stato laico – di dare il patrocinio dell’Ente che rappresenta all’Umbria Pride di sabato).
2.Entrambi giocano su un equivoco. I pilloniani confondono il Pride con un lasciapassare per far entrare la cultura gender nella scuola. Sapendo che sono due cose molto diverse.
Una cosa è sfilare per affermare diritti tutelati della Costituzione che si è data lo Stato laico. Un’altra è battersi per convinzioni che sono al centro del dibattito e sulle quali è più che giusto dividersi e anche guerreggiare.
L’equivoco che scaturisce dal sovrapporre le due questioni è strumentale. Lo sanno bene i vescovi umbri che sulla questione hanno mantenuto un saggio low profile.
La stessa cosa succede con quella parte limitata del sindacato dei trasporti Cgil che difende posizioni jurassiche facendosi scudo dietro il dogma della difesa del trasporto pubblico. Il quale va difeso proprio evitando sprechi e inammissibili privilegi.
Chi ha a cuore il futuro del trasporto pubblico sa bene che non può essere più fatto ignorandone i costi a carico della collettività. Giocare anche qui sull’equivoco significa mettere a repentaglio i diritti a vantaggio degli interessi di pochissimi.
3.Che risultato hanno proteste che vengono palesemente dal passato? Solo quello di svilire la qualità e la serietà del confronto. Indebolire le idee a favore degli slogan. Promuovere la pratica del tirarsi le torte in faccia rispetto a quella del discutere civilmente. Nel migliore dei casi, vengono liquidate con un sorriso, ma può capitare che creino tensioni e siano fatte apposta per esacerbare gli animi. Con una deriva del confronto democratico.
Siete ancora convinti che sia stravagante avvicinare i due tipi di protesta?

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