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Può una madonna a seno nudo rappresentare l’orgoglio Lgbtq? Se lo domanda anche l’imprenditore Giovanni Arvedi

Il presidente delle acciaierie ternane e la garbata posizione contraria contro la dissacrazione pubblica di uno dei maggiori simboli cristiani

di Luca Ceccotti

TERNI – Quello di giugno è riconosciuto dalle comunità LBGTQ+ come il mese del pride, l’orgoglio omosessuale e non solo, per questo ricco di eventi da Nord e Sud dello stivale dedicati alla manifestazione della propria identità di genere e sessuale. Tali eventi sanno essere a volte volutamente provocatori ed esasperati, con l’obiettivo di mettere a nudo il valore del singolo e delle proprie scelte (chi amare, chi essere) e dissacrare al contempo simboli e istituzioni ritenute ingabbianti o contro queste libertà d’espressione identitarie.

Tra i pride tenutisi la scorsa domenica, quello di Cremona, in Lombardia, ha fatto particolarmente discutere. A muovere polemica sono state soprattutto le forze di destra, da Forza Italia a Lega e Fratelli d’Italia, supportati anche dai movimenti di stampo cristiano. Il motivo principale è stata la sfilata di un manichino a seno di fuori coperto con un velo a rappresentare la Madonna. «Squallido, irrispettoso e blasfemo», è stato il coro delle forze politiche contrarie, e sorprendentemente ha mosso critiche anche Giovanni Arvedi, da poco nuovo presidente delle acciaierie ternane e storico imprenditore del Cremonese.

Una sorpresa, si diceva, perché notoriamente riservato e distante da questo tipo di presa di posizione. Come dichiarato alla Stampa, infatti, l’imprenditore ha dimostrato un garbato distacco dal modo della manifestazione, sottolineando come «questi simboli non abbiano nulla a che vedere con la legittima tutela dei diritti e la lotta all’omofobia e alle discriminazioni. Sono immagini stonate perché offendono la sensibilità altrui», aggiungendo anche di essere «stupito e rammaricato» per il mancato intervento delle autorità.

(Foto di Telecolor.net)

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