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A Terni (pianeggiante) pedalare è in salita

Velostazioni chiuse, piste ciclabili non collegate, bike sharing fermo, auto in sosta selvaggia e biciclette agganciate ai pali, nonostante una ordinanza del sindaco Latini lo vieti. Le foto della “smart city”

DI AURORA PROVANTINI

TERNI – «Ancora una pedalata che il traguardo è vicino». Lo scrivevamo a marzo 2022, quando l’amministrazione comunale diceva che avrebbe pubblicato, di lì a breve, il bando per la gestione delle quattro velostazioni (consegnate un anno prima e mai entrate in funzione).

Ma quelle infrastrutture in acciaio corten costate 310mila euro, volute per incentivare l’utilizzo delle biciclette in città, resteranno chiuse a lungo. Almeno finché non si decide di decidere come procedere per l’affidamento. Nel frattempo Terni ha detto addio a “Valentina” e ha dato il benvenuto a “BikeTer”: più o meno lo stesso servizio di bike sharing che c’era prima, con colori più “green”. Fermo ai blocchi di partenza anche quello. E con tanto di mezzi a due ruote posizionati (pochi) negli stalli senza poter essere utilizzati perché il sistema di noleggio non è entrato in funzione. Eppure il tema della mobilità sostenibile, in tempi di transizione ecologica, è sempre più d’attualità e pedalare in una città pianeggiante come Terni, che vanta una storia importante (in Acciaieria ci si andava pedalando e tutte le case popolari dei primi anni del Novecento avevano una rimessa per le bici al posto dei garage) è economico e “pulito”. «Questa amministrazione – segnala il capogruppo della Lega in consiglio comunale, Federico Brizi – ha dimostrato di voler puntare sulla mobilità alternativa, con il progetto delle ciclabili e ciclovie. Molto però rimane da fare in termini sia di collegamenti dei tratti realizzati che di potenziamento tecnologico. Mi riferisco alla necessità di gestire le velostazioni tramite un software specifico, e di far muovere le biciclette pubbliche letteralmente ferme al palo». «Mi interesserò perché i tanti sforzi profusi siano messi a disposizione della città» – intendendo, per sforzi, l’impegno finanziario del Comune. Anche perché Terni avrebbe tremendamente bisogno di consegnarsi alle bici anche in relazione ai dati allarmanti sull’inquinamento. Con “BikeTer” , ad esempio, ci si potrebbe spostare più agevolmente (ha in carico anche le elettriche). Ma per “sbloccare” le colonnine predisposte per leggere i nuovi microchip, c’è da attendere. E tutti i turisti che dalla Cascata delle Marmore vorranno visitare nel mese di agosto il centro di Terni, non potranno farlo pedalando. Si è organizzato invece il popolo delle biciclette. Contando sui pali, sui dissuasori, cui cestini dei rifiuti, sui pochi alberi rimasti. E, in barba all’ordinanza del sindaco (ancora in vigore) che vieta di legare la bicicletta ai pali, ogni giorno le vie del centro si riempiono di mezzi privati agganciati alle grondaie di palazzine, di condomini, di negozi, di alberi (quelli rimasti in piedi). In via De Filis, dove è stato imbrattato e subito ripulito il murale di Uno, tra piazza del Mercato e la chiesa di San Lorenzo, ce ne sono una ventina. Ma anche lungo Corso Vecchio, Corso Tacito, via Angeloni e via Goldoni, abbondano. Molte meno, comunque, delle auto in sosta selvaggia. Quelle (le quattroruote) fanno proprio parte dell’arredo urbano della città, ormai. Soprattutto all’interno delle isole pedonali. Una realtà dura da digerire. E da pedalare.

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