Emergenza siccità: «Occorre raddoppiare la capacità di stoccaggio dell’acqua»

Tra “Piano Laghetti” e cinque progetti da 26 milioni di euro presentati nel Pnrr, il consorzio Tevere-Nera ribadisce: «L’agricoltura non può aspettare»

TERNI – Far fronte all’emergenza idrica il prima possibile. Lo ha ribadito Massimo Manni, presidente del consorzio Tevere-Nera. Una riflessione ripresa anche dall’Anbi (Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue) durante l’assemblea annuale di fronte a rappresentanti del governo, ministri e presidenti dei consorzi italiani. Per questo sta entrando nel vivo il “Piano Laghetti” che comporta l’istallazione di invasi multifunzionali, dislocati in zone collinari e in pianura, capaci di accumulare acqua nei mesi di pioggia e riversarla nei mesi di siccità su ettari di terreno. Opere ingenti che, come specificato in una nota dal consorzio, non possono più attendere le lungaggini burocratiche.

«Occorre raddoppiare la capacità di stoccaggio dell’acqua – ha dichiarato il presidente del consorzio Tevere-Nera – e ampliare i sistemi irrigui in tutto il territorio di nostra competenza. Su questo fronte, il piano laghetti e i cinque progetti da 26 milioni di euro che abbiamo presentato nel Pnrr devono essere la chiave di volta del futuro. Abbiamo già individuato, in collaborazione con l’università degli studi di Perugia e il Politecnico di Milano, delle zone congrue per poter ospitare gli invasi nel Comune di Graffignano, Terni e provincia»

Il consorzio ha presentato i suoi progetti e investimenti per 35 milioni di euro anche in audizione alla III commissione consiliare di Palazzo Spada. Infine ha ribadito l’urgenza di rinnovare le infrastrutture per il sistema di irrigazione che conta oggi più di 7mila ettari. Anche per le nuove condutture sono previsti investimenti sostanziosi, uniti alla realizzazione di invasi: L’agricoltura – conclude Manni – non può aspettare. Il lavoro che siamo chiamati a svolgere come Ente è certamente lungo e gravoso ma deve portarci nella direzione di una economia agroalimentare autosufficiente e sostenibile. Dobbiamo intraprendere la stessa strada anche sul fronte della produzione di energia, evitando il consumo ininterrotto del suolo».

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