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Piazza dell’Olmo a Terni, Patalocco (il progettista): «Temo vogliano togliere anche la copertura integra»

Danneggiata dal maltempo l’opera di rigenerazione urbana che ha restituito dignità ad uno dei luoghi della movida. «C’era da aspettarselo, considerata la mancanza di interventi di manutenzione»

TERNI – Via le vele da piazza dell’Olmo. La decisione è presa. L’evento eccezionale, la tromba d’aria che si è abbattuta sulla città di Terni nel tardo pomeriggio di ieri, ha portato, intanto, alla chiusura dello slargo che dal giovedì alla domenica si riempie di giovani. Cuore della movida ternana. E in attesa che si esprima il Ministero delle politiche ambientali, competente per alcune alberature monumentali, si potrà intervenire anche sul verde.

«Forse rimuovendo addirittura il tronco rimasto in piedi». Per ripristinare le condizioni di sicurezza della piazza, è certo, ci si prepara ad eliminare l’opera progettata dall’architetto Alessio Patalocco. Che di quell’intervento ne fece anche un libro: “Rigenerare la città media – piazza dell’Olmo di Terni”. Una operazione di recupero di una parte di centro storico vivace, piena di bar e ristoranti, che altrimenti veniva assediata dalle auto in sosta selvaggia di giorno e di notte. Un “retro” classico della città, dove nessuno controlla e tutti ne “beneficiano”.
Per Alessio Patalocco, classe 1982 , responsabile di tutto è l’amministrazione comunale di Terni: «Peccato che si sia arrivati a questo». E’ ferito più della piazza: «Le ali di Batman, come le hanno battezzate i ternani in maniera affettiva, davano fastidio, così come tutto il progetto che ha portato alla ripavimentazione e sistemazione delle luci». Fa l’esempio delle sedute: «Ce ne erano venti. Adesso nessuna». In piazza dell’Olmo ci si va per incontrare gli amici senza bisogno di darsi appuntamento. E’ un luogo d’incontro sacro. «E potersi sedere senza spendere nei locali è importantissimo». Il suo progetto teneva conto delle esigenze della cittadinanza. Dal 2014 (data di inaugurazione di piazza dell’Olmo) ad oggi – dice Patalocco – non è stata fatta alcuna manutezione ordinaria. Scelta sbagliata: «Gli uffici tecnici, se non hanno direttiva politica, non si possono muovere». «Poi questa è una amministrazione che si comporta come un partito, che cura alcuni spazi e lascia ammalorare altri. Quelli che considera di “parte avversa”».

E ancora: «Questa è una sorta di avvelenamento dei pozzi». Decidere di non agire o di non decidere – per Patalocco – è tipico di una politica che si guarda l’ombelico e non va oltre.

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