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Nuovo piano sanitario regionale, le paure di Terni

Governance centralizzata, doppioni, Ircss potrebbero portare a un ridimensionamento del Santa Maria

di Sebastiano Pasero

TERNI – La Salute al Centro, sicuramente sì, Terni al centro, forse un po’ meno.
Le ottanta pagine del nuovo piano sanitario dell’Umbria, denominato La Salute al Centro, a Terni hanno gettato più di un allarme.

Campanelli in una città dove da tempo le campane suonano a distesa sulle file chilometriche al pronto soccorso del Santa Maria, sulle liste di attesa che ormai vedono il cup di via Bramante rifiutare persino una semplice ecografia addominale, sulla difficoltà a garantire interventi chirurgici di ordinaria amministrazione e la continuità dei trattamenti salvavita.
Ma più che sui problemi, concentriamoci sui timori. La rivisitazione del piano regionale introduce novità rilevanti sulla governance. Sul chi comanda nella sanità Umbra. A pagine 27 c’è uno schema molto chiaro.
In testa a tutto c’è una inedita Cabina di regia composta dalla presidente della giunta regionale e dall’assessore alla Sanità. La cabina si occupa di “indirizzo e ascolto”.
A seguire il Bord, composto dai direttori delle quattro Aziende (i 2 Ospedali di alta specialità e le 2 Asl) e dai tre direttori regionali. Il Bord provvede alla pianificazione, alle “vocazioni dei singoli presidi ospedalieri”, alla ricerca e ai servizi condivisi. Poi c’è anche il Creva, ma il comitato regionale che valuta spese e investimenti non è una novità assoluta, anche se è di fresca creazione, è roba istituita nel 2021.
Sintesi: sopra ogni direttore di Azienda Ospedaliera ci sono tante persone e tutte di peso.

Direttori dunque imbrigliati? La vita delle aziende ospedaliere su binari fissati altrove?
«È presto per andare a conclusioni – dice Riccardo Marcelli, responsabile della Cisl Terni – ma certo è che ci troviamo di fronte a un cambiamento molto rilevante, da una prima impressione il modello sembra quello del centralizzare. Meccanismi che effettivamente potrebbero penalizzare Terni. Molto dipenderà da come si comporterà la governance politica centralizzata. Noi come sindacati confederali abbiamo chiesto concertazione, che finora non si è avuta, abbiamo posto il tema della necessità di un focus Terni perché ci sono questioni aperte che non possono essere chiuse penalizzando un territorio fondamentale».
Nel piano la parola “centralizzare” è usata a più riprese. Anche nel tema dell’erogazione dei servizi, in particolare “alcune casistiche dell’alta specialità”.
«Il tema dei presunti doppioni – prosegue Riccardo Marcelli – va affrontato con serietà, ma certo non a discapito di una delle due realtà dell’Umbria. Va compresa anche in quale cornice il tutto si inserisce: ospedale di Narni-Amelia sì o no? Dimensioni e competenze della Asl2. Perché non si tratta di questioni secondarie, anche per definire funzioni e operatività del Santa Maria di Terni».
Giorgio Lucci, segretario della Funzione Pubblica Cgil si sofferma sulla cabina di regia: «È una cosa che va capita bene e ancora meglio andrebbe declinata. Da come è allocata sembra sovrintendere gli aspetti gestionali dei direttori e questo può essere un problema rilevante soprattutto per i territori. Nella sanità da tempo ormai si registra una tendenza ad accentrare. Lo abbiamo visto chiaramente nella formazione, tutta ora su Villa Umbra. Un modello ben diverso da quella che partiva anche dalle esigenze dei territori e che nei territori si sviluppava. Accentrare non può significare nella maniera più assoluta penalizzare Terni. Faccio l’esempio di cardiochirurgia, è impensabile sostenere che al Santa Maria venga limitata o settorializzata. Ci sono le esigenze di una intera provincia, c’è il ruolo attrattivo che l’ospedale ternano esercita da sempre sui territori limitrofi».

Terni, Azienda di alta specialità un caposaldo che scricchiola? Il piano introduce un Istituto di ricovero e cura di carattere scientifico.
Riccardo Marcelli, Cisl, va al punto: «Quando se ne è iniziato a parlare mi sono detto favorevole, è giusta questa attenzione verso la ricerca e con un collegamento forte con l’università, ma non si può certo pensare che in Umbria ci sia una Azienda di alta specialità a Perugia, e magari un Irccs a Terni».
Timori per il domani, arrabbiature certe per l’oggi: «La stragrande maggioranza delle segnalazioni che riceviamo dai cittadini sono sulla sanità e sui servizi che non riescono ad ottenere. D’altronde sono anni che andiamo avanti con il provvisorio. Vogliamo parlare dei primari in pensione o trasferiti da mesi sostituiti con i facenti funzioni? Servirebbero finalmente certezze».
Data non ancora fissata per l’approdo del disegno di legge nell’aula regionale.

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