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Tensioni internazionali: il sistema bancario per un ritorno alla normalità?

L’analisi di Angelo Drusiani

PERUGIA – «C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico,,,»

Forse sarà inusuale citare spesso brani di poesie che, negli anni trascorsi sui banchi della Ragioneria, mi affascinarono. E che, ancora oggi, punteggiano i miei pensieri. Perché l’esordio con cui Giovanni Pascoli redasse l’Aquilone, opera ancora oggi un momento sublime, ancorché legato ad un evento molto triste, della nostra passata letteratura? Perché, stranamente, sento questa fase della vita del pianeta, e del genere umano, di complessa lettura. Seppure non tanto diversa da quanto, probabilmente, accadde nel corso dei secoli trascorsi, e di cui non abbiamo memorie tramandate. In primo luogo, la carenza di piogge. Io che vorrei piovesse ogni giorno, fin da quando, all’età di otto o nove anni, chiedevo a mia nonna un ombrello per camminare fuori dai portici bolognesi, per ascoltare il cantico della pioggia. «Ascolta. Piove dalle nuvole sparse…». Ma ciò che ancora mi stupisce è lo scoppio della guerra nell’oriente europeo e l’apparente impossibilità di porvi termine. «Ricordati Angelo. La storia è maestra di vita!». La mia insegnante di francese me lo ripeteva spesso. E io le credetti. E se davvero fosse maestra di vita, significa che bisogna guerreggiare, non ogni tanto, ma ogni spesso, per poi produrre nuovi e più sofisticati armamenti. Ecco, perché sognavo che nel sole vi fosse davvero qualcosa di nuovo, ma quell’”anzi d’antico” spegne i miei sogni inesorabilmente. Perché questo è l’uomo, questo il pianeta, questa la vita. I settantasette anni trascorsi tra le fine della seconda guerra mondiale e il 24 febbraio scorso rappresentano un attimo nella vita dell’Universo. Che molti, per loro fortuna, hanno, in ogni caso, vissuto.

Alla luce di questa “breve” introduzione, il pensiero va al presente. Alle tensioni internazionali che hanno caratterizzato anche questa settimana. Temo che tra Occidente ed una parte consistente dell’Oriente del globo il ritorno a situazioni precedenti lo scoppio della citata guerra nel vecchio Continente non sarà né rapido, né foriero di quegli scambi commerciali che hanno arricchito ambedue le parti che compongono il nostro pianeta. Chi guarda agl’indici azionari ha la sensazione che la caduta dei listini assomigli molto alle rotture che caratterizzano le competizioni ippiche che si svolgono (o meglio, si svolgevano) nei nostri Ippodromi. La ragione dei sensibili cali del valore delle azioni trattate nelle Borse mondiali è imputabile sicuramente all’impennata inflazionistica, ma la successiva comparsa della fase belligerante non è da meno. E se nel primo caso, azioni da parte delle Banche Centrali sono in fase di attuazione, al fine di ridurre la portata del tasso d’inflazione, pressoché globale, il desiderio di dar vita a negoziati tra Russia e Occidente non pare ve ne sia. Salvo piacevoli sorprese che scaturiscano da colloqui assolutamente segreti. Ma talmente segreti che, probabilmente, non sono neppure ipotizzati.

Solo pianti? Il nostro pianeta, a leggere il suo lungo pezzo di vita, ha attraversato fasi non dissimili da questa, superandole, ogni volta, non sempre brillantemente, ma con successo. Come accadrà anche in questa occasione. E, probabilmente, lo farà con una discreta velocità, perché le aziende inseguono, comunque, i risultati raggiunti lo scorso anno. A sostenere il ritorno verso mete di successo sarà ancora una volta il sistema bancario, da un lato, e il debito pubblico, dall’altro. Vicende già provate, vissute e che, come in altre occasioni, hanno dato la stura a polemiche di ogni tipo. Com’è, peraltro, dell’indole umana. Dove trovare un accordo che accontenti tutti non è possibile.

Senza addentrarsi nella fase pre-elettorale italiana. Che a noi sembra una rarità, perché non si vota mai, sembra di capire. Certo che se si dovesse ricorrere alle urne ad ogni crisi di Governo italiano, dovremmo votare quasi ogni anno. Come un campionato di calcio o di pallacanestro. Almeno in quest’ultimo caso, si va ai cosiddetti “play off” tra due squadre, dopo una serie di eliminazioni dirette fra le prime classificate. V’immaginate ogni anno il ricorso alle urne, dopo le eliminatorie, sempre attraverso le urne? In milanese c’è un’affermazione significativa, per esprimere la soddisfazione. Ma non so se piacerebbe, non perché milanese, ma perché c’è chi la considera scurrile.

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