in ,

Economia e banche centrali, aspettando il fato

L’analisi di Angelo Drusiani

di Angelo Drusiani

TERNI – “Settembre andiamo, è tempo di votare”. Pescando da “I Pastori” di Gabriele D’Annunzio e modificando “migrare” in “votare” si anticipa di sette giorni la vigilia del voto per il rinnovo del Parlamento italiano. Anticipo del tutto neutrale, per quanto mi riguarda. Non perché sia esente da pensiero politico, ma, da un lato, perché ognuno ha il proprio, e, dall’altro, perché, come anticipai qualche tempo fa, vorrei vivere con un Governo che resti in carica per l’intera durata della Legislatura. “Penso che un sogno non ritorni mai più…”. Vedremo.

Ma un accenno ad un mio intervento del 19 agosto scorso, forse anticipato anche precedentemente, ma non ne sono certo, è l’ipotesi che le Banche Centrali, da sole, faticheranno a riportare il tasso d’inflazione ai valori desiderati. Andrebbero affiancate, le Banche Centrali stesse, da una presenza della classe politica che, in effetti, percorresse ogni strada diplomatica, per chiudere vicende inutili e foriere di situazioni umanitarie che il Vecchio Continente ha già vissuto in fin troppe occasioni. Ebbene, l’11 settembre scorso, pochi giorni fa, il quotidiano economico “Il Sole 24 Ore” ha riportato un’intervista al Professor Niall Ferguson della Stanford University. Ecco il sunto del suo ragionamento: “Le Banche Centrali non bastano: ormai servono nuovi strumenti”. “ Siamo in un contesto di nuova guerra fredda, che alza l’inflazione: bisogna arginarla anche con la diplomazia”. Al tempo stesso, non si può non riconoscere che la diplomazia internazionale abbia tentato di disinnescare la guerra Russia-Ucraina, ma che abbia trovato non porte, ma portoni, serrande e quant’altro chiusi. Un politico, per come credo io, non dovrebbe mai arrendersi, ma parlare è semplice, agire molto più complesso, se l’interlocutore tace. Tradotto in soldoni: non scende che marginalmente il costo della vita negli Stati Uniti e in Unione Europea, ma bisogna riconoscere che la strategia restrittiva delle Banche Centrali è solo agli inizi. La Banca di Francoforte ha già alzato il tasso di riferimento all’1,25%, quella di Washington potrebbe addirittura aumentare l’attuale livello da 2,25-2,50% ad un punto in più. Perché la maggior parte dei dodici Presidenti delle Federal Reserve Bank regionali è favorevole ad una politica aggressiva, ancor più restrittiva rispetto a quella attuata fino ad ora. E, quasi una rarità, le Banche statunitensi lamentano non solo un mancato aumento dei depositi della clientela presso le Banche stesse, ma un loro calo costante, da alcuni mesi ad ora.
Il Forum di Samarcanda, tutt’ora in corso, per ora, non sembra avere sancito una completa rottura tra Occidente e Oriente del Pianeta. Dall’ode manzoniana “Il 5 maggio”, e apportando le consuete modifiche: “…due Continenti, l’un contro l’altro armato…”…sommessi a lui si volsero, come aspettando il fato…”. La guerra tra Russia e Ucraina era, ed è, il convitato di pietra dell’incontro. Foriero di preoccupazioni, non solo di carattere umano, per le distruzioni e i decessi, ma anche commerciale. Anche se potrebbe apparire eccessivo forzare l’aspetto commerciale, non vi sono dubbi che lo sviluppo e il continuo miglioramento dei commerci offrono all’uomo la possibilità di migliorare la propria vita. Anche se, purtroppo, ancora parti importanti del Pianeta ne sono lambite solo marginalmente. E l’attesa del “fato” nasce soprattutto dalla volontà, o meno, della classe politica di chiudere questa pagina. Sarà quindi solo il Destino, con il suo potere misterioso e incontrastato, a decidere le sorti della situazione che stiamo vivendo?
Tutto negativo? Spiragli di ravvicinato miglioramento del quadro finanziario se ne vedono, al momento, in lontananza. Ma neppure troppo lontana. Come si è anticipato nelle scorse settimane, è abbastanza probabile che la politica “aggressiva” delle Banche Centrali proseguirà ancora per alcuni mesi. Salvo poi a modificare la strategia stessa, nel momento in cui il rialzo del costo della vita, rilevato mensilmente, si attesterà a livelli più “umani”, ancorché ben superiori al “miraggio” che, per ora, rappresenta il raggiungimento del valore del 2%. Non ho dubbi, al tempo stesso, che la guerra in corso, con sanzioni e rischi di forniture, a singhiozzo e a costi quasi inavvicinabili, di materie prime essenziali, rappresenti la componente primaria dell’attuale e negativa situazione finanziaria. Ed è la ragione che m’induce, sperando di non divenire troppo noioso, a citare tanto spesso la guerra nell’Est europeo..

“Roadpol Safety Days”, torna la campagna di prevenzione degli incidenti stradali nella settimana europea della mobilità

Urbani Tartufi, da 170 anni un’eccellenza che porta l’Umbria nel mondo