in ,

Guerra, guerra! Così l’uomo cerca la scusa per scoprire il “fascino” di un conflitto armato

L’analisi di Angelo Drusiani

di Angelo Drusiani

TERNI – Ci risono! “Considerate ogni vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza.” Nel ventiseiesimo Canto dell’Inferno, Ulisse, nel viaggio di ritorno, via mare, da Troia verso Itaca, racconta a Dante di avere esortato i propri compagni di viaggio ad evitare la rotta direttamente verso la stessa Itaca, ma di spingersi verso l’ignoto. Perché è solo la ricerca del nuovo, la conoscenza di quanto ci circonda che deve essere considerato come la guida della vita dell’uomo, contro l’imbarbarimento dell’uomo stesso. Ulisse, in ogni caso, si trova in questo girone dell’inferno, perché considerato troppo astuto, vedi idea del Cavallo di Troia, e ingannevole.

Non è la prima volta che questa considerazione mi suscita interesse, ma che ci posso fare? Che ci posso fare se in estremo oriente dell’Unione Europea una guerra non solo inaspettata, ma incredibile, non cede alle domande di pace che da più parti giungono agli attori in scena? O che nell’Oceano antistante la penisola coreana ci sia uno scambio di missili, per ora solo dimostrativo? Che posso farci? Nulla. Se ancora oggi, a pochi anni, per la vita del Pianeta, dalla fine del secondo conflitto mondiale, l’uomo cerca la scusa per scoprire il “fascino” di un conflitto armato, foriero di distruzioni e decessi. E odi che caratterizzeranno per lungo tempo i popoli che ipoteticamente si detestano, ma che, forse, non si detesterebbero, se ai loro vertici la saggezza prevalesse sul potere. Ma tant’è! “…Caron, non ti crucciare: vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare”. Tanto per cambiare, è al terzo canto dell’Inferno della Commedia dantesca che mi rivolgo per un supporto. A Caronte Virgilio intima il silenzio: il poeta può viaggiare con lui, perché è in Paradiso che s’impone il suo viaggio nell’aldilà. Ed è evidente che sembrerebbe inutile chiedersi della ragione che sovraintende ai tanti episodi di guerra che caratterizzano l’esistenza del Pianeta stesso. Forse per testare armi, forse per accedere al potere?
“Guerra, guerra! Le galliche selve, quante querce producon guerrier…. …Strage, strage, sterminio, vendetta!…”. Sono le prime parole che Norma pronuncia non appena si presenta nella sacra selva al cospetto del popolo riunito per ascoltare il responso divino. È il coro di “Norma”, uno dei capolavori di Vincenzo Bellini. In questo caso, una guerra “dolce”, perché nasce da un cosiddetto tradimento d’amore. Ma la durezza del test indurrebbe a pensare che, in realtà, se la guerra è tale, di dolcezza neanche l’ombra!

L’Umbria, il cuore verde e il marchio della discordia, Agabiti risponde a Bori: «Frasi prive di senso»

Perugia e il senzatetto della Pallotta. «Va aiutato. Dove sono le istituzioni?»