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Bandecchi come Cassian Bon? Impossibile, sono tempi duri anche per gli uomini della provvidenza

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Candidato sindaco o no, pronto a portare in fondo i suoi progetti oppure fermarsi o cambiarli, è il contesto diverso: Terni è radicalmente cambiata. Multipolare, variegata, con interessi e prospettive che divergono. Non è più adatta ad avere un solo interlocutore. Per quanto ambizioso (o ingombrante) che sia

di Marco Brunacci

TERNI – Il paragone più ardito? Quello con Cassian Bon. L’imprenditore belga che, con le sue iniziative, contribuì a modellare la Terni di oggi. Definito – ricordano – “l’uomo mandato da Dio” dall’Unione liberale del tempo, non certo baciapile.
Stefano Bandecchi il nuovo Cassian Bon? Mah, per ora si appresta a presentare il programma politico per Terni della sua formazione, Alleanza popolare, per la quale ha scelto un dirigente non ternano ma dal cognome che è già un programma: Corridore.
Punta davvero a diventare sindaco della città? Ma soprattutto: oltre a un presidente di squadra di calcio con fama di imprenditore facoltoso, cosa è per la città oggi e cosa vuol essere per il futuro?
Per farla breve: è vero che come Cassian Bon viene corteggiato da tutti ed è massimamente considerato in ogni sua iniziativa, anche se azzardata.
C’è un comitato ternano in verità che lo tiene inchiodato su un suo progetto. E chi segue la vicenda dice che il finale è tutt’altro che scontato.
C’è la Regione che ha dovuto arrendersi, con tutta la buona volontà che aveva e nonostante tutti i bandecchiani praticanti o simpatizzanti della maggioranza, e affermare che la legge italiana non consente di convenzionare posti letto di una clinica privata prima che sia stata costruita, messa norma e proposta all’ente pubblico.
C’è un palasport la cui storia un giorno bisognerà pur scrivere perché mica è facile da comprendere.
Soprattutto, se Bandecchi si comporta come imprenditore pieno di disponibilità e propendo alla filantropia, come il famoso belga di cui abbiamo fin qui detto, c’è una città radicalmente cambiata, multipolare, con interessi (e relative prospettive) variegati, entrata nel giro di Arvedi e in una filiera dell’acciaio nazionale e internazionale, con caratteristiche che ormai non favoriscono più l’affermarsi di uomini della provvidenza.
Se corre per sindaco sarà uno tra gli altri, se si allea entrerà già nella vivacissima dialettica ternana, dentro la maggioranza attuale, oppure dentro il centro ribollente come nella sinistra.
Se entra e poi fa il passo indietro (ricordate la storia della candidatura al Parlamento), attento a non rimanere incastrato nelle sliding doors, le micidiali porte girevoli.
Conclusioni: oggi sono tempi difficili per tutti, anche per gli uomini della provvidenza. Anzi, c’è il caso che ti presenti uomo della provvidenza e, se non ti capiscono, finisci disoccupato. O almeno in cassa integrazione.

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