di Marco Brunacci
PERUGIA – Elezioni comunali, piccoli numeri in Umbria, come numeri non alti sono in quelli in Italia. Ma non sfugge un dato umbro e un dato italiano.
Quello umbro in estrema sintesi: vince un’area di centro che è alternativa alla sinistra ortodossa, da Giove (Morrese) ad Attigliano (Fazio) fino a Valfabbrica (Bacoccoli) a Scheggino (Dottori). Non fanno eccezione Ferentillo (Torlini) e nemmeno Calvi (il vincitore solitario Spaccasassi). Un segnale di straordinaria importanza in provincia di Terni, zone che stanno cambiando politicamente pelle come segnalato dai flussi elettorali del professor Bruno Bracalente, ex presidente Pd della Regione, in qualità di docente di Statistica.
Motivo di riflessione per la sinistra, invito a uno sforzo per una nuova comprensione della realtà a destra.
Il risultato di Dottori a Scheggino può essere considerato atteso, ma non così quello di Bacoccoli a Valfabbrica, almeno nelle proporzioni.
Qui, al fattore del centro alternativo alla sinistra ortodossa, si aggiunge la qualità del rapporto diretto con le persone che amministrano.
E questo introduce un discorso stringato sul risultato nazionale: Venezia è la dimostrazione che non servono nomi altisonanti, ma buoni amministratori per ribaltare i pronostici. Così ha fatto il centrodestra.
La vittoria a Salerno di De Luca, senza simboli di partito, era più scontata, ma, attenzione: anche lì ha funzionato il rapporto personale di fiducia con l’amministratore, insieme a una scelta politica che premia – proprio come a Venezia – le aree di centro.
Sarà interessante sapere come Schlein risolverà la questione “cacicchi”, adesso che l’unico successo sonante di questa tornata, a sinistra, è quello di un politico accusato di essere “cacicco”.


