Piano rifiuti. «Serve un confronto vero»

L’appello di Uil e Uiltrasporti Umbria

PERUGIA – “Ogni qualvolta affrontiamo il tema della gestione dei rifiuti in Umbria non possiamo che esprimere forte preoccupazione e stupore”. A dirlo in una nota congiunta sono il leader regionale della Uil, Maurizio Molinari insieme ai vertici della Uiltrasporti regionale, Stefano Cecchetti e Walter Bonomi.
Dicono i sindacalisti: “Partiamo da un interrogativo fondamentale: come è possibile immaginare un progetto ventennale per la chiusura del ciclo dei rifiuti che continui a fare affidamento sul conferimento in discarica dei materiali non riciclabili, quando le discariche oggi esistenti dispongono già di una capacità residuale estremamente limitata Parallelamente, si continua a parlare dell’obiettivo di incrementare ulteriormente la Raccolta Differenziata, obiettivo certamente condivisibile, ma senza chiarire adeguatamente con quali sistemi, con quali modalità organizzative e, soprattutto, con quali conseguenze sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori. Non possiamo più accettare che l’aumento della Raccolta Differenziata venga presentato come un risultato da perseguire a prescindere dai sistemi utilizzati per realizzarlo”.
Per Molinari, Cecchetti e Bonomi “gli attuali modelli di raccolta hanno ormai evidenziato, in maniera sempre più evidente, il loro pesante impatto sulle condizioni di lavoro degli operatori. Cresce il numero dei lavoratori colpiti da malattie professionali e patologie dell’apparato muscolo-scheletrico, con conseguenti giudizi di inidoneità parziale o totale alla mansione. Parliamo di persone che, in molti casi, sono costrette a convivere per il resto della propria vita con i danni provocati dalle condizioni di lavoro. La salute dei lavoratori non può essere il prezzo della raccolta differenziata Per questo diciamo con chiarezza: basta con la superficialità di chi si limita a parlare di aumento della Raccolta Differenziata senza interrogarsi sulle modalità con cui viene realizzata”.
E ancora: “Vogliamo invece sentir parlare di: tutela della salute e della sicurezza degli operatori; revisione degli attuali sistemi di raccolta; maggiore ricorso alla meccanizzazione, laddove possibile, per ridurre la movimentazione manuale e lo sforzo fisico; sistemi organizzativi capaci di garantire contemporaneamente qualità del servizio e sostenibilità delle condizioni di lavoro; prevenzione delle malattie professionali; riduzione dei rischi e dei costi sociali derivanti dall’inidoneità lavorativa. La miopia delle Istituzioni rischia infatti di obbligare le aziende ad adottare sistemi organizzativi che espongono gli operatori a livelli di rischio e di usura fisica sempre maggiori, con una conseguenza paradossale: si finisce per aumentare anche i costi di gestione del servizio. Un lavoratore che, a seguito di una patologia professionale, viene dichiarato parzialmente inidoneo mantiene infatti un costo sostanzialmente analogo a quello di un lavoratore pienamente idoneo, mentre la sua capacità produttiva risulta inevitabilmente ridotta”.
Aggiungono dal sindacato: “Il risultato è una diminuzione della produttività e, conseguentemente, un aumento dei costi. Ma la spirale non finisce qui. Il deficit di produttività viene spesso scaricato sui lavoratori ancora pienamente idonei, ai quali viene richiesto di compensare il lavoro non più svolto dai colleghi colpiti da inidoneità. Questi lavoratori vengono così sottoposti a ulteriori carichi e pressioni, aumentando a loro volta il rischio di ammalarsi. Una spirale senza fine che deve essere interrotta. Le Istituzioni devono assumersi fino in fondo la responsabilità delle conseguenze delle scelte organizzative che vengono adottate nel settore. La salute dei lavoratori non può essere considerata una variabile secondaria nella programmazione del servizio. No alla privatizzazione delle aziende pubbliche Vi è poi un’altra questione che riteniamo estremamente delicata: l’ipotesi di privatizzare realtà pubbliche che rappresentano un patrimonio importante per il sistema regionale, come SOGEPU S.p.A., VUS S.p.A. e ASM Terni S.p.A., attraverso la costituzione di un soggetto unico gestore regionale”.
Su questo punto la posizione di Uil e Uiltrasporti dell’Umbria è netta: “Siamo contrari a qualsiasi operazione di privatizzazione che non sia sostenuta da concrete e dimostrate ragioni di carattere organizzativo, industriale e di interesse pubblico. Non vediamo elementi che giustifichino la cessione al privato di ciò che oggi è patrimonio pubblico. Non vorremmo trovarci di fronte all’ennesima operazione nella quale beni, competenze e servizi pubblici vengono trasferiti al privato con un beneficio prevalentemente economico-finanziario per quest’ultimo, mentre i costi e i rischi rimangono a carico dei lavoratori e dei cittadini.
Affermano le sigle: “Per tutte queste ragioni chiediamo ancora una volta l’apertura di un confronto serio, trasparente e preventivo con le organizzazioni sindacali sulla futura configurazione del sistema regionale dei rifiuti. Ci rivolgiamo innanzitutto alla Presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, al Presidente di AURI Andrea Sisti e a tutti gli Enti coinvolti nella programmazione e nella gestione del servizio. Non comprendiamo perché sul settore dei rifiuti debba prevalere un silenzio assoluto, soprattutto considerando che su altri importanti servizi pubblici, come il TPL, il confronto tra le parti ha dimostrato di poter produrre risultati positivi. Proprio nell’ambito della gara per il TPL è stato possibile costruire insieme un confronto che ha portato a importanti garanzie per i lavoratori e per i cittadini, compresa la Clausola Sociale Rafforzata. Lo stesso metodo deve essere applicato al settore dei rifiuti”.
Uil e Uiltrasporti chiedono quindi “che nella prossima configurazione della gara siano previste garanzie precise e vincolanti per gli attuali lavoratori del settore. In particolare, riteniamo indispensabile: l’applicazione del CCNL Igiene Ambientale quale contratto di riferimento; la piena salvaguardia occupazionale e contrattuale dei lavoratori attualmente impiegati; una forte limitazione, fino all’esclusione laddove possibile, del ricorso ai subappalti, che troppo spesso rappresentano il punto nel quale si determinano arretramenti in materia di salute, sicurezza, condizioni di lavoro e tutele salariali; precise garanzie sulla salute e sicurezza degli operatori; una progettazione del servizio che tenga conto concretamente della sostenibilità dei carichi di lavoro; il coinvolgimento preventivo delle organizzazioni sindacali nella definizione del futuro assetto del servizio. Non si può progettare il futuro del sistema regionale dei rifiuti senza coinvolgere chi quel sistema lo conosce e lo vive quotidianamente: i lavoratori e le loro rappresentanze”.
Concludono dal sindacato: “Continuare a mantenere le distanze dal sindacato e procedere senza un confronto reale sulla prossima configurazione della gara per la gestione dei rifiuti rischierebbe inevitabilmente di compromettere i rapporti sociali, con il conseguente rischio di dure prese di posizione da parte dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali. Uil e Uiltrasporti dell’Umbria sono pronte al confronto, ma chiedono che questo confronto sia reale, preventivo e finalizzato a costruire soluzioni, non una semplice presa d’atto di decisioni già assunte. Salute, sicurezza, occupazione, qualità del servizio e interesse pubblico devono essere i pilastri della futura gestione dei rifiuti in Umbria. Per questo si attende un corretto e doveroso riscontro immediato da parte della Regione Umbria, di AURI e di tutti gli Enti interessati”.

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