POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il sindaco Romizi ha dato il buon esempio con nuove regole rigide, si attendono all’appello gli altri per non mettere a repentaglio il buon lavoro anti Covid della Regione. Il tema però è: l’Umbria rurale ha ripetuto i suoi riti, ma i sindaci delle zone periferiche dove erano?
di Marco Brunacci
PERUGIA – È un week end decisivo per il destino di prossimi mesi dell’Umbria che rischia davvero, dopo aver combattuto egregiamente contro il virus, di diventare la zona più a rischio d’Italia, pur avendo rispettato i lockdown e non aver mai – neanche quando era il caso – chiesto allentamenti e deroghe.
I MERITI DELL’AMMINISTRAZIONE
Di più: l’amministrazione umbra, con la governatrice Tesei encomiabile per l’impegno e in prima fila in ogni occasione, si è battuta sul fronte sanitario con una dedizione assoluta. Ha ottenuto più terapie intensive che erano il vero problema di tenuta del sistema, poi si è messa in linea con le migliori disposizioni dei Cts locali e nazionali.
Però questo non ha impedito che in queste ultime settimane qualche scucitura nel tessuto connettivo anticrisi ci sia stato. I manager degli ospedali si sono fatti sorprendere. Serve un giro di vite, maggiore attenzione, un controllo più diretto.
Niente di particolarmente allarmante, ma arrivano segnalazioni di cali di attenzione in particolare in ospedale (soprattutto a Perugia). Difficile verificare. Di sicuro bisogna intervenire di più e meglio da parte di chi è operativo. Serve più presenza e determinazione di tutti i livelli della sanità.
Presidente Tesei, potrebbe essere un’idea un bel richiamo a maggiore attenzione per tutti quanti, visto che i contagi in ospedale, a conti fatti, in questo ultimo periodo, non sono – come è abituata l’Umbria – da esempio nazionale? Drammatizzare (e non ce n’è obiettivamente necessità) o allarmare no, ma mettere i puntini sulle i, sì.
Dottor Dario, vorrebbe farsi vedere e sentire di più nelle corsie (con mascherine e tutte le precauzioni, mi raccomando)?
Bene. Ciò detto, riconosciuti tutti i meriti che vanno riconosciuti a chi si è battuto per migliorare la struttura della sanità umbra – e ne avremo dei vantaggi tutti, speriamo a breve, finita l’emergenza Covid – va adesso valutato caso per caso quello che sta succedendo e i modi per uscire dalla crisi che ha colpito una ventina di Comune umbri (mentre altri sono virtuosi e alcuni anche molto virtuosi).
ANZIANI E BENEVOLENZE FUORI LUOGO
La catena del contagio che ha travolto le strutture per anziani dell’Umbria (travolto è il termine esatto in certe zone specifiche), che avevano retto benissimo nella prima fase dipende da benevolenze e non da disposizioni. Qui ormai i danni sono stati fatti. Chi ha pensato di andare in una Rsa, magari ottenendo qualche “lasciapassare” per via di caritatevoli conoscenze, ha commesso uno sbaglio. Chi non si è reso conto che le visite di Natale – meraviglioso senso civico in altri momento storici – sono diventate un vettore di Covid. Con vittime tra gli anziani e un peso rilevante per la struttura sanitaria e per quella familiare.
L’INCREDIBILE CLUSTER DELLE SALSICCE
Cos’altro è successo? L’Umbria rurale – in altri periodi storici, onore e vanto di questa regione di tradizioni profonde e altrettanto profondi affetti familiare – non si è resa conto che andavano cambiate radicalmente abitudini. Mentre altri che dovevano vigilare non hanno vigilato.
Chi sta facendo il brutto mestiere di tracciare i contatti dei contagiati, per quel che si può visto il gran numero, segnala che la “spezzatura del maiale” nelle campagna umbre è stata, in tante zone periferiche della regione, un motore di casi positivi. Ormai i dnani sono fatti. Esattamente come per le visite intorno al natale agli anziani.
Secondo gli statistici meno improvvisati, questa catena di contagio dovrebbe terminare di portare i suoi frutti avvelenati entro la prima settimana di febbraio. Quindi ci saremmo già. Speriamo che sia così.
Si tratta ora di dare un taglio ad altre abitudini dell’Umbria rurale. Ma si tratta soprattutto di costringere i sindaci e tutti gli amministratori di quelle zone a vigilare, non tanto alle forze dell’ordine. Serve la persuasione non la repressione. Ma basta condiscendenza. E i sindaci e gli amministratori si devono far vedere e sentire sul territorio. Spiegando, spiegando e spiegando ancora. Stoppando quel che c’è ancora da stoppare. A costo di
MA DAVVERO CI SONO STATE TANTE CENE DI CINGHIALARI?
Qui le segnalazioni arrivate sono tante e sconcertanti. Ma dobbiamo usare tutti i condizionali possibili immaginari. Le segnalazioni dicono, senza prove – ben inteso – che in questo periodo a soffiare sui contagi ci siano state persone che hanno partecipato prima a battute di caccia al cinghiale non seguendo le regola (magari invece in tanti o tantissimi o anche tutti hanno rispettato le norme, mascherine e distanziamento in primis) e poi si sono radunate (con altre decine di commensali) per consumare la cena di rito. Fosse vero, sarebbe davvero una follia. I sindaci – a costo di perdere voti e consensi perché qui la storia è seria – devono fare verifiche, risalire a responsabilità – se ce ne sono – e applicare le leggi. Ci dicano i sindaci se è successo, cosa è successo e, semmai, dove. Ne va della sicura serietà della stragrande maggioranza di coloro che vanno a caccia al cinghiale. Ma sarebbe inammissibile che una regione intera paghi perché esistono alcuni irresponsabili.
SINDACI, ATTENZIONE ALLE SCUOLE
Finale, i provvedimenti, quelli anticipati da CityJournal e applicati con tempestività dal sindaco di Perugia Romizi, dovrebbero essere per tutti i Comuni delle zone a rischio (come detto, una ventina). Puntano a far raffreddare la curva (i numeri delle ultime 24 ore non sono stati poi così negativi, si è al 5% del tasso di positività, però sempre con più di 200 nuovi casi e soprattutto 5 terapie intensive in più) ad evitare che l’Umbria diventi la peggiore zona d’Italia per il Covid, dopo averlo combattuto così bene in molti frangenti. Ora si tratta però di fare un appello ai cittadini perché rispettino le regole.
IL TRITACARNE MEDIATICO E IL NODO ECONOMIA
E poi dare un’occhiata – Cityjournal lo ripete da settimane – senza prostrarsi davanti agli dei dell’ideologia, senza posizioni preconcette – su quello che sta succedendo a scuola. Bisogna chiudere se e dove c’è da chiudere. I genitori possono avere grandi problemi e i ragazzi anche, ma se l’Umbria (per colpa dei 20 comuni che hanno i numeri peggiori, ricordiamolo: Magione, Passignano, Deruta, Torgiano, Giano, Marsciano, Gubbio, Corciano con un pezzo di Perugia insieme a municipalità più piccole) finisce nel tritacarne mediatico del rosso cupo ci saranno per tutti conseguenze per mesi e mesi, prima per la vita comunitaria poi per l’economia (si stanno già preparando liste di licenziamenti nelle aziende, appena sarà terminato il blocco). E questo tutti lo devono tenere bene a mente.
Detto questo, cari sindaci umbri, buon week end di lavoro. Qui si mostrerà la vostra capacità di essere all’altezza di un compito magari ingrato ma molto importante per ogni cittadino.
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